IL CLOCHARD E LA SIGNORA

Il clochard e la signora Ettore era lì, sulla panchina , appena sdraiato sul sacco che conteneva i suoi vecchi stracci.
Erano passati anni, forse venti, forse quaranta o più..chi può dirlo? Le sue scarpe allacciate erano quasi del tutto aperte sulle punte e lasciavano intravedere una calza bianca a righe rosse ed un alluce nudo , privo di pedalino; Dove mai l'aveva trovata? Chi gliela aveva potuta dare nei lunghi pellegrinaggi da una città all'altra?Entrava ed usciva da vari centri di accoglienza e da ospedali a causa della sua tosse cronica e dei suoi occhi che ormai non vedevano più bene.
Ma non gli interessava più neppure vedere .
Che età poteva avere, lui stesso non ricordava.
Era il 1968, quando insieme alla sua ragazza a Londra aveva combattuto per i diritti degli studenti, poi lo avevano randellato sulla sua povera testa e non ricordava bene cosa fosse successo.
Al risveglio, nella corsia di ospedale di un carcere si era accorto che lei non c'era più, anche se gli era rimasto il dubbio di averla sognata in uno dei suoi deliri.
Gli avevano detto che era stato vittima di droghe pesanti, lo avevano interrogato , picchiato e curato ma ancora non capiva bene cosa mai avesse fatto e comunque il volto di lei poteva essere realtà ma anche sogno...che importava? Lui l'amava ancora ed era la sua unica motivazione in quello schifo di vita che continuava a portare avanti tra viaggi a piedi e galere per vagabondaggio...le cure poi erano pesanti...gli iniettavano qualcosa ed ogni volta si svegliava sempre più confuso.
Gli assistenti sociali , gli davano sempre un pacco prima di rilasciarlo contenente abiti lisi e coperte...si ,coperte che gli sarebbero servite sulle panche dei giardini pubblici, quando riusciva ad imboscarsi prima della chiusura dei cancelli.
Un signore passando lasciò cadere qualche moneta sul suo cappello a terra, ma aveva occhi gelidi che Ettore, ormai semicieco non riuscì a vedere.
Si alzò e si compose seduto , mentre una signora , molto elegante e già sulla sessantina spingeva una carrozzella col suo nipotino.
Ettore, la scrutò , da sotto i sopraccigli bianchi e folti ed ebbe un sussulto.
Era lei, il suo amore perduto in una mattinata di ottobre proprio lì, a Londra, sotto i lacrimogeni della polizia e le pesanti randellate.
Avrebbe voluto gridare il nome di lei..era italiana, ricordava, proprio come lui, e non capiva come fossero capitati là, entrambi.
Lui era riuscito a tornare in Italia; aveva vagabondato a Milano o a Bergamo, poi si era convinto a ritornare in Inghilterra , nell'inutile [...]

Leggi tutto l'articolo