IL LIBRO DELL' EX CONSIGLIERE DI D' ALEMA Velardi, viaggio nella «sinistra dorotea» «Quando il Pci mi insegnò a fare brogli»

Raccontano che abbia scritto il libro come fosse una seduta dallo psicanalista.
Ma siccome Claudio Velardi è un dritto, invece di pagare lo strizzacervelli si è fatto pubblicare i suoi tormenti dalla Mondadori.
L' anno che doveva cambiare l' Italia sembra il resoconto della lunga volata elettorale, in realtà è una finestra sui tic della sinistra «conservatrice e dorotea», sui suoi errori, su quello che potrebbe, dovrebbe essere e non è.
In ogni pagina si rinnova il rapporto di odio-amore tra l' ex braccio destro di D' Alema e la famiglia, gli amici, il partito.
Chi ha letto il libro alla vigilia della pubblicazione sostiene che i feticisti dell' aneddotica politica ne trarranno godimento.
Prodi e i Ds? «Il Professore non è amato né ai vertici né alla base» e un nome per sostituirlo ci sarebbe pure «è Veltroni, Walter l' Africano», ma «Fassino e D' Alema non se la sentono o più semplicemente non lo vogliono».
E al sindaco di Roma, a tutti i «cinquantenni dell' Ulivo manca il coraggio, come a Fini e Casini».
Ce n' è per tutti, anche per se stesso, raccontato al limite del reato penale quando rammenta come nel Pci lo educarono ai brogli elettorali.
Il «battesimo di fuoco» risale al 1972: terminata una riunione di partito «il compagno Rubino, anziano militante della sezione Primo maggio, mi avviò al master mettendomi uno spezzone di matita tra il dito medio e l' anulare.
Lo avrei utilizzato alla prima scheda bianca intercettata».
Un editor che ha letto le bozze trova incalzante la ricostruzione della campagna elettorale.
Secondo l' autore, due vicende influenzano il risultato.
La prima è il «caso Unipol» che «manda in tilt i Ds», li «mutila», senza che sui dirigenti sia mai caduta «una sola accusa concreta».
A causa della «storiaccia», «la coppia D' Alema-Fassino perde oltre dieci punti».
L' esperto di comunicazione condanna «l' imbarazzo evidente dei vertici del partito, scambiato per un' ammissione di colpevolezza».
E svela che dopo un' intervista al Corriere fu accusato di «tradimento»: «Velardi, nei momenti difficili non si deve parlare.
Bisogna difendere, difendere, difendere».
L' altra vicenda chiave è legata alle tasse, con «l' ineffabile Visco» ad aprire nel centrosinistra «un orrido balletto» di dichiarazioni che rivela come nell' Unione alligni «una cultura fiscale da paura».
Ma per Velardi i due autogol non bastano a spiegare la rimonta di Berlusconi, sostenuto da un' «Italia profonda» e inesplorata.
Pare che nel libro ci sia un capoverso sui «colleghi [...]

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