IL MENISCO DI SILVIO

Lo so, non è bello gioire delle disgrazie altrui ma, visto che io per censo e per nascita, secondo il silvio-pensiero non devo e non posso sentirmi partecipe delle avventure e delle disavventure dei più titolati patrizi, alla notizia che il cavaliere ci ha rimesso il menisco per una delle sue solite bizzarrie da stempiato settantenne liftato, non ho potuto che sogghignare soddisfatto per quella che ha tutta l'aria di essere la giusta ricompensa per una vanteria degna di essere catalogata fra le migliori pagliacciate dell'ex presidente del consilvio.Non avendo il senso del ridicolo ed essendo il nostro pedestre podista affetto da uno straripante complesso di superiorità, ha pensato bene di festeggiare il suo settantesimo genetliaco sfidando le sue guardie con una corsa sui settanta metri piani.Per dimostrare più a sé stesso che agli altri (che volentieri assecondano le sue stravaganti bizzarrie) di essere sempre e ancora il più bello, il più forte e il più veloce della comitiva, ha preteso più di quanto il suo fisico da velocipede rattrappito e stirato poteva permettergli e ha sì vinto, o meglio, lo hanno fatto vincere, ma ha lasciato per strada il suo discolo e fragile menisco.
Ha rotto, come quei baldi brocchi in dirittura d'arrivo che tagliano ugualmente il traguardo spocchiosi, ma vengono squalificati per essere passati dal trotto al galoppo, col risultato di rimediare una figura barbina da spavaldo castrone imbizzarrito.Il cavaliere con tante macchie e tanta paura e ora anche azzoppato dal cedimento strutturale di un legamento che si spera lo costringerà ad un lungo e salutare periodo di inattività, dal suo "letto di dolore" full-optional si è premurato di far giungere telefonicamente la sua dolente voce ai palafrenieri riuniti a Sharm el Sheik per una convention partitica sulle rive del Mar Rosso (altri "missionari" del suo entourage erano a Malindi, in Kenia) e in quel di Campobasso feudo riconquistato (bello sforzo!) dal casato delle cosiddette libertà; ad altri scudieri ha invece concesso udienza nella reggia arcoriana, spronandoli ad un nuovo "risorgimento italiano" per cacciar via il Romano, usurpatore mortadellato di un regno che lo ha privato di quel potere senza il quale anche il suo menisco ha fatto cilecca.Il termine "risorgimento" in bocca a siffatto personaggio rischia di risultare blasfemo, una bestemmia per chi ancora si illude di trovare nei libri di storia quella "magistra vitae" senza la quale è impossibile capire il presente emarginando gli omuncoli che hanno ancora la sfacciataggine di [...]

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