IL PANE COMUNE

IL PANE COMUNE A PREZZO CALMIERATO Se fossimo nel 2000, quando esisteva ancora la lira, la classica pagnotta di pane da 2 chilogrammi, così familiare nelle case dei molisani, sarebbe costata circa £.10.000.
Qualcosa che sarebbe stato impensabile immaginare.
Ora, considerando che i salari del lavoratori dipendenti, da quando furono “convertiti” in Euro ( vi ricordate gli euro-convertitori ormai scomparsi? ), sono rimasti sostanzialmente gli stessi, il costo di €.2,30 al chilo di pane - anche per ciò che esso rappresenta simbolicamente -, resta qualcosa difficile da concepire per i molisani.
Credo che il Dott.
Spina abbia esagerato nella sua posizione contro l’iniziativa di Rifondazione Comunista sulla vendita del pane a un Euro al Kg., e quella di favorire il riutilizzo di libri usati.
Vorrei dire cordialmente al Dott.
Spina di stare tranquillo.
Non è nostra intenzione trasformarci da partito politico a “commercianti di pane o cartolibrai in nero”.
Le nostre sono legittime iniziative simboliche per denunciare il caro-vita e le difficoltà di arrivare a fine mese, sempre più pressanti e sempre più diffuse fra le famiglie, comprese – immagino – quelle di numerosi panificatori.
Sicuramente le nostre iniziative non hanno alcuna intenzione di “criminalizzare” l’attività di lavoratori seri come i panificatori.
Ritengo, però, legittimo promuovere gruppi di acquisto popolari ( GAP ) organizzati nelle forme giuridiche previste dalla legge e nel rispetto di essa.
Cose tra l’altro non nuove, basti pensare alle vecchie cooperative di consumo, iniziative che sicuramente non creerebbero alcun motivo di contrasto con i produttori di generi alimentari di largo consumo, che ne sarebbero naturali fornitori attraverso regolari rapporti commerciali.
Si tratta di organizzazioni che mirano all’acquisto di beni ad un prezzo depurato dai profitti (certamente legittimi, ma purtroppo poco sostenibili!) dei vari passaggi intermedi dal produttore al consumatore ( filiera corta ) e non certo a danno degli interessi dei produttori.
D’altronde, se i salari non aumentano ed i prezzi salgono, le famiglie dovranno comunque far fronte in qualche modo alla perdita del potere d’acquisto.
Pertanto, nell’esprimere sostegno alle iniziative del mio partito, inviterei i rappresentanti delle categorie, verso cui non nutriamo certo alcuna avversione, a non esasperare i toni né ad alimentare la polemica.
Al contrario auspico un confronto costruttivo tra rappresentanti dei consumatori, rappresentanti del commercio e produttori al [...]

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