IL PERICOLO VIENE DALL'EST

Non sto ripetendo il vecchio detto “addavvenì baffone” come minaccia di chissà quali arrivi di cosacchi che mangiano i bambini, ma di problemi legati all’economia ed in particolare alla crisi finanziaria in atto in tutto il mondo.
I Paesi dell’est Europa aderenti all’U.E.
– Polonia, Romania, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania – attraversano un “logico” periodo di gravissimi problemi finanziari; quei paesi, tutti ex-comunisti, membri dell’UE da cinque anni, hanno chiesto aiuto per cercare di rimettere in sesto la loro disastrata economia e il premier ungherese si è fatto portavoce di tutti, chiedendo la costituzione di un fondo di circa 180 miliardi di euro, a sostegno della ripresa economica.
Il commento del cancelliere tedesco, Angela Merkel, è stato così gelido da affossare definitivamente questo piano: “sconsiglio di mettersi a discutere su cifre gigantesche”; a questa dichiarazione che non lascia molto spazio di discussione ha risposto il premier ungherese avvertendo che “dobbiamo evitare che una nuova cortina di ferro divida l’Europa”, precisando che – fatto mai visto nella storia della U.E.
– i Paesi dell’Est hanno confrontato le proprie posizioni prima di prendere parte al vertice dei 27 membri dell’U.E.; come a dire: noi siamo tutti uniti!! La prima conseguenza delle difficoltà in cui versano queste economie, è la ricaduta che avrebbe su alcuni Paesi europei che hanno investito fortemente nelle economie dell’Europa Orientale; si tratta di Irlanda, la più esposta in assoluto, ma anche della Grecia, dell’Austria e dell’Italia.
Un’altra problematica che si sta verificando è l’aumento della disoccupazione in quei paesi, con la conseguente spinta migratoria verso le altre Nazioni che – si ritiene – meno toccate dalla crisi e quindi più adatte ad accogliere questa mano d’opera.
Per gli aiuti, dopo la sostanziale bocciatura della Merkel al piano ungherese, restano i 24,5 miliardi messi a disposizione dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale degli Investimenti; di tale cifra usufruiranno per prime Ungheria e Lettonia, le cui economie rischiano il tracollo completo, con conseguente dichiarazione di insolvenza per tutti i crediti vantati da terzi nei confronti di questi Stati.
Accanto alle problematiche dei paesi ex-comunisti, abbiamo la più grossa di queste economie – quella russa, non entrata nell’U.E.
– che sta vivendo momenti drammatici, ripetendo la crisi del 1998, durante la quale [...]

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