IL PROCESSO DI NORIMBERGA IN ITALIA

In un film di tanti, tanti anni fa – “Vincitori e vinti” – si raccontava la vicenda di un processo, dopo la guerra, a un giudice tedesco che, nell’epoca nazista, aveva applicato le leggi di quel regime.
Il giudice era un umanissimo Spencer Tracy, l’imputato un dolente e credibile Burt Lancaster, e il cast che li circondava stellare: da Marlene Dietrich a Maximilian Schell, da Montgomery Clift a Richard Widmark.
Il tema era il contrasto fra il dovere del magistrato – quello di applicare la legge, che essa gli piacesse o non gli piacesse – e i suoi obblighi di umanità, nel caso l’applicazione della legge fosse andata contro la sua coscienza.
Lo spettatore finiva col parteggiare per il magistrato, sperandone l’assoluzione.
Ed effettivamente, verso la fine del film, un importante personaggio va a trovare il giudice per spiegargli che, in vista delle nuove relazioni fra gli Stati Uniti e la Germania post-bellica, una condanna del magistrato tedesco non sarebbe stata utile a nessuno dei due ...

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