IL RACER, IL "DIVO" E QUELLI CHE...SONO SENZA MOTO

In effetti si.
I piloti britannici mi piacciono.
La mia passione per loro gesta non nasce ora che sembrano essere di "moda" ma affonda le sue radici ad un fatto avvenuto quasi 20 anni fa, 17 per la precisione.
Era estate ed ero nella mia casa di campagna in vacanza come ogni anno.
Un bel pomeriggio assolato accendo la tv e faccio un po di zapping fra i canali fino a quando vedo un tizio su una moto rossa inseguire un tipo su una moto verde! Erano Fogarty su Ducati e Russel su Kawasaki.
Quel giorno iniziava la mia passione per il mondiale superbike, passione che anno dopo anno diventa più forte! La storia ci dice che Carl Fogarty vincerà quattro mondiali grazie al suo talento e al suo stile di guida basato sulla forza fisica e sull' aggressività! Da molti Carl non era ben visto da altri era letteralmente adorato.
Il mondiale superbike dopo Carl ha visto altri campioni del mondo, piloti molto bravi ma dal minore carisma come Neil Hodgson e James Toseland.
Da circa tre anni è arrivata una vera e propria ondata di nuovi racers che stanno conquistando posti di rilievo sia fra le derivate sia fra i prototipi.
Nomi come Rea, Haslam, Redding o Smith ormai sono sinomimi di vittoria e aggressività.
Haslam è addirittura in testa al campionato mondiale superbike edizione 2010 mentre Laverty è il favorito per il titolo nella serie iridata riservata alle 600 supersport.
Scott Redding corre in moto2 con ottime prospettive nella neonata classe di mezzo.
Ma a colpirmi dei britannici non è solo il loro manico, è più che altro il modo che hanno di intendere il week end di gara.
L' anno scorso ho avuto modo di frequentare il paddock della superbike e sono rimasto colpito dalla simpatia dei vari Haslam, Crutchlow, Byrne e colleghi.
Mai sopra le righe, sempre disponibili con gli appassionati a fare quattro chiacchiere (anche se in questo il maestro in assoluto è Troy Corser, australiano) e sempre pronti a firmare autografi.
Al contrario gli italiani sembrano quasi infastiditi dai tifosi, girano (in particolari i piloti delle classi minori) a due metri da terra accompagnati da donne che sembrano create per essere viste nel paddock e la cosa più interessante di tutta la questione è che spesso (per non dire sempre) sono giovani che non hanno ancora vinto nulla.
Chiaramente non bisogna fare di tutta l' erba un fascio, abbiamo piloti dal grande talento e dalla grande professionalità, ma sono casi sempre più rari purtroppo.
Forse le mie parole possono sembra sterili e polemiche ma faccio notare che in superbike il pilota italiano più [...]

Leggi tutto l'articolo