IL RICATTO EUROPEO

Ancora non è per niente risolta la grana del Documento di Programmazione per il 2008 che l’Europa non intende digerire; l’avvertimento a Padoa Schioppa è preciso: dovete risanare i conti.
Bisogna premettere che ad aprile, nel corso di una riunione a Berlino dei ministri finanziari, era stato deciso che entro il 2010 i bilanci di tutti gli stati sarebbero stati in pareggio e per far questo l’Italia ed altri, avrebbero dovuto ridurre il deficit strutturale di mezzo punto all’anno e riportare le finanze “vicino al pareggio” per il fatidico 2010.
Dopo quella firma c’è stato il ciclone Sarkozy, il quale si è presentato a Bruxelles facendo pressappoco questa considerazione: senza crescita non ce la possiamo fare e quindi il “dovere” ridurre il deficit subito ci mette in difficoltà, per cui propongo di procrastinare la data al 2012.
Detto fatto, i pecoroni dell’U.E.
hanno accettato il diktat di Sarkozy e si sono messi a dare fiondate al povero Padoa Schioppa; sentite questa che è dei tedeschi ed è rivolta all’Italia: “così facendo voi mettete tutti nei guai”.
Cosa aveva chiesto il nostro ministro dell’economia? Niente meno che di poter ridurre il deficit nel 2008 di solo lo 0,2 anziché dello 0,5.
Cioè aveva fatto grosso modo lo stesso discorso che hanno fatto i francesi, ma ottenendo risultati diversi.
Perché? Forse perché siamo considerati un paese inaffidabile e quindi da tenere costantemente d’occhio? Eppure, quando si tratta di fare il bene dell’Europa (o meglio di alcuni paesi e di alcuni finanzieri e industriali) noi non ci siamo tirati indietro; tutti ricordano il tasso d’ ingresso della lira nella moneta unica europea fissato a 1,9 mentre la Germania si è fermata ad 1 e tanti altri non ci sono neppure entrati; volete i nomi: Gran Bretagna e tutti i paesi nordici (Danimarca, Svezia, ecc.).
Ricordo ancora un nostro economista che quando si stava trattando per fissare i parametri da seguire per l’entrata in Europa, ebbe ad affermare (cito a memoria) rivolto ai nostri negoziatori : “non vi preoccupate delle loro (degli altri paesi europei) reazioni, perché noi saremo accettati in ogni modo: sanno benissimo che una Italia svincolata dai lacci europeisti sarebbe una mina vagante per l’intera economia europea”.
Non gli è stato dato retta e noi ci siamo comportati come il convitato poco desiderato che si siede a tavola cercando di dare meno noia possibile; e invece gli altri (francesi in testa) fanno i loro porci comodi e tutti si tolgono il cappello al loro cospetto [...]

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