IL SUICIDIO

Da: KRISHNAMURTI, L'uomo alla svolta, Ubaldini editore, Roma 1971 (trad.
di Orietta Guaita Alliata e Anna Guaita), pp.
49-56.
(Per gentile concessione della casa editrice Astrolabio-Ubaldini che si ringrazia sentitamente).
INTERROGANTE (I): Mi piacerebbe parlare del suicidio, non perche' nella mia vita ci siano delle crisi, neanche perche' abbia qualche motivo di pensare al suicidio, ma perche' il problema sorge necessariamente quando si ha davanti agli occhi la tragedia della vecchiaia: la tragedia della disgregazione fisica, il crollo del corpo, e lo scomparire di una vera vita nelle persone a cui cio' accade.
C'e' qualche motivo per prolungare la vita quando si raggiunge questo stato, c'e' qualche motivo per prolungare quel che e' ormai un vestigio di vita? Non sarebbe piuttosto un atto di intelligenza riconoscere che a un certo punto l'utilita' della vita termina? KRISHNAMURTI (K): Se e' l'intelligenza che vi spinge a morire, allora quella stessa intelligenza avrebbe dovuto impedirvi di fare invecchiare prematuramente il vostro corpo.
I: Ma non arriva il momento in cui neanche l'intelligenza della mente puo' impedire al corpo di deteriorarsi? K: Dovremo analizzare il problema molto profondamente.
Molte cose vi sono implicate, non e' cosi'? Il deteriorarsi del corpo, dell'organismo, la senilita' della mente, la totale incapacita' che porta con se' resistenza.
Abusiamo continuamente del nostro corpo per abitudine, il gusto del mangiare, la trascuratezza.
Il piacere del mangiare e il godimento che se ne trae controllano e determinano l'attivita' dell'organismo.
Quando succede questo, viene distrutta la naturale intelligenza del corpo.
Nelle riviste si ammirano grandi varieta' di cibi, dai colori bellissimi, fatti per soddisfare il senso del gusto, non per dare benefici al corpo.
Cosi' dalla gioventu' in poi indebolite e distruggete quello che doveva essere uno strumento di alta sensibilita', attivo, funzionante come una macchina perfetta.
E questo per una parte, perche' poi c'e' la mente che per venti, trenta o ottanta anni ha vissuto continuamente lottando e resistendo.
Essa conosce solamente contraddizioni e conflitti, sia emotivi che intellettuali.
Tutte le forme di conflitto non solo sono delle distorsioni ma con se' portano la distruzione.
Ecco dunque alcuni dei fattori intimi ed esterni del deterioramento: l'eterna attivita' egocentrica con i suoi processi isolatori.
Cero c'e' il logoramento naturale del corpo oltre a quello anormale.
Il corpo perde le sue capacita' e i suoi ricordi, e gradualmente subentra la [...]

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