INTERNET ha dato diritto di parola agli imbecilli.

Diffusissime sono le opinioni su INTERNET: positive e negative.
La recente asserzione: "Internet? Ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere" è di Umberto Eco (piemontese, classe 1932):semiologo, filosofo e scrittore italiano di fama internazionale.
Professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell'Università di Bologna.
Saggista di enorme prolificità per aver scritto di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo.
Se ne ricordano alcuni per meglio evidenziare di quale personaggio stiamo parlando e citando, per le ragioni di cui in premessa: • Il suo primo romanzo, del 1980, “Il nome della rosa” ebbe un enorme successo, della critica e dal il pubblico.
Romanzo diventato best-seller internazionale, tradotto in 47 lingue, con trenta milioni di copie vendute.
• Romanzi successivi furono: -Il pendolo di Foucault, del 1988.
-L'isola del giorno prima, del 1994.
-Baudolino, del 2000.
-La misteriosa fiamma della regina Loana, del 2004.
-Il cimitero di Praga, del 2010.
-Numero Zero, del 2015.
Torna sull’argomento a ragion veduta perché Umberto Eco sin dalla fine degli anni '50, inizia a interessarsi all'influenza dei mass media nella cultura di massa.
Scrive libri di analisi delle comunicazioni di massa di taglio sociologico.
Insomma è un personaggio a cui prestare la massima attenzione, soprattutto quando lancia messaggi “corposi” come questi: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”.
“Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività.
Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.
È l'invasione degli imbecilli".
Ritiene che in questo contesto sociale il web è un vero e proprio “dramma” perché promuove “lo scemo del villaggio a detentore della verità”.
La struttura di internet, sostiene ancora, favorisce il “proliferare di bufale” anche e soprattutto in carenza di una autorità preposta a “filtrare le informazioni di internet per capire e avere certezza se un sito sia attendibile o meno".
Bella provocazione Professore Personalmente la ringrazio per darmi modo di accedere al dibattito nella sua massima ampiezza e con me spero vorranno farlo gli amici lettori di questo blog.

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