IV DOMENICA DI AVVENTO 2015 (ANNO C)

A CHE COSA DEVO CHE LA MADRE DEL MIO SIGNORE VENGA DA ME? Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,39-45 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo.
Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».
Rivelazione di Gesù a Maria Valtorta Corrispondenza nell’“Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta Volume 1 Capitolo 45 pagina 281 Sono in un luogo montagnoso.
Non sono grandi monti ma neppur più colline.
Hanno gioghi e insenature da vere montagne, quali se ne vedono sul nostro Appennino tosco-umbro.
La vegetazione è folta e bella e vi è abbondanza di fresche acque, che mantengono verdi i pascoli e ubertosi i frutteti, che sono quasi tutti coltivati a meli, fichi e uva: intorno alle case questa.
La stagione deve essere primavera, perché i grappoli sono già grossetti, come chicchi di veccia, e i meli hanno già legati i fiori che ora paiono tante palline verdi verdi, e in cima ai rami dei fichi stanno i primi frutti ancora embrionali, ma già ben formati.
I prati, poi, sono un vero tappeto soffice e dai mille colori.
Su essi brucano le pecore, o riposano, macchie bianche sullo smeraldo dell’erba.
Maria sale, col suo ciuchino per una strada abbastanza in buono stato, che deve essere la via maestra.
Sale, perché il paese, dall’aspetto abbastanza ordinato, è più in alto.
Il mio interno ammonitore dice: “Questo luogo è Ebron”.
Non so se sia “Ebron” tutta la zona o “Ebron” il paese.
Ecco che Maria entra nel paese.
Delle donne sulle porte -è verso sera- osservano l’arrivo della forestiera e spettegolano fra di loro.
La seguono con l’occhio e non hanno pace sinché non La vedono fermarsi davanti ad una delle più belle case, sita in mezzo del paese, con davanti un orto-giardino e dietro e intorno un ben tenuto frutteto, che poi prosegue in un vasto prato, che sale e scende per le sinuosità del monte e finisce in un bosco di alte piante, oltre il quale non so che ci sia.
Tutto è recinto da una siepe di more selvatiche o di rose selvatiche.
Non distinguo bene, perché il fiore e la [...]

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