Iglesias non risorge con questa amministrazione

  Senatore Paolo Fogu due anni fa lei coniò la formula che diceva «Per Iglesias è meglio essere periferia di Cagliari che frazione di Carbonia».
Non sono pochi quelli che cominciano a darle ragione...
«Il mio non era uno slogan ma un'affermazione che prefigurava un pericolo reale per la città.
E cioè la dislocazione di molti servizi altrove, col rischio concreto di portare la città al tracollo definitivo.
Dopo la crisi mineraria per Iglesias io avevo individuato, già negli anni Ottanta, un futuro legato al ruolo di città di servizi per il territorio.
Avevamo una serie di uffici che facevano di Iglesias il naturale luogo di riferimento per tutto il Sulcis.
Dico di più: Iglesias stava ritagliandosi un ruolo importante anche a livello regionale.
Negli ultimi anni alcuni capisaldi hanno cominciato a scricchiolare.
Nel 2005, come candidato sindaco, non mi sono sottratto dal denunciare con chiarezza i pericoli di smantellamento dei servizi che incombevano sulla città.
Fare il profeta di sventura non è una cosa piacevole ma purtroppo oggi constatiamo che quella non era una campanilistica presa di posizione contro Carbonia.
Capivo che Iglesias, dopo aver perso tanti posti di lavoro nel settore estrattivo, correva il rischio di perdere anche l'identità di città di servizi che si era costruita negli ultimi 25 anni.
I risultati sono che abbiamo chiuso l'ospedale "Crobu", il Distretto minerario, l'Ufficio di collocamento e stiamo per chiudere "Casa Serena", il catasto e così via.
Di fronte a tutto questo nessun amministratore dice nulla.
Quando dico nessuno, naturalmente, mi riferisco soprattutto al sindaco che assiste passivamente a questa disfatta della città».
Secondo lei questa passività come si spiega? Con l'incapacità politica di chi amministra e che è resa ancor più evidente dall'impietoso raffronto con l'abilità del sindaco di Carbonia? «Beh, il sindaco di Carbonia, oltre ad essere un ottimo amministratore, è anche un vero uomo politico che sa guardare al di là del proprio naso.
In città, invece, siamo dinanzi ad un sindaco la cui concezione mentale della politica è di tutt'altro tipo.
Io rispetto Carta come persona, ci mancherebbe altro...
Ma politicamente siamo agli antipodi e questo è ancor più vero riguardo al concetto di amministrazione che ho io rispetto a quella che ha lui.
Carta ritiene che guidare una città sia la stessa cosa che fare il ragioniere in banca.
Il problema è che una città ha bisogno di qualcuno che le dia indirizzi politici e amministrativi e non solo di chi fa scelte [...]

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