Il Campo Murata Gigotti secondo Roberto C.

Quando giovedì mi arrivò la notizia sicura della mia partenza non la presi particolarmente bene, non è mai bello per uno studente fuori-sede passare lontano da casa le feste.
Saremmo partiti il sabato prima di Pasqua da Roma, di mattina presto, questo significava star solo due giorni a casa, giusto il tempo di organizzare la partenza! Il senso di tristezza mi perseguitò per entrambi i giorni ma il sabato mattina, appena giunto al luogo dell'appuntamento che c'eravamo dati, il mio morale mutò completamente: trovare i compagni che sarebbero partiti con me carichi d'entusiasmo per l'imminente partenza, vedere il furgone noleggiato pieno oltremodo del materiale che avevamo raccolto in soli 3 giorni in Ateneo ed al Baffo della Gioconda, il pensiero di dover andare a dare un aiuto concreto, mi portarono a dimenticare che quest'anno la mia Pasqua l'avrei passata a Coppito.
Per l'intero viaggio ci fu un crescendo di adrenalina.
Io ero in macchina col compagno Carota e l'intero viaggio fu segnato dalle nostre conversazione sui passati d'entrambi da scout, su come c'avrebbero aiutato in quello che andavamo a fare e su cosa ci aspettavamo di trovare.
Quando però ci trovammo davanti all'uscita dell'autostrada “L'Aquila Ovest” ci congelammo: il silenzio riempì il poco spazio rimasto libero nella macchina carica di zaini e viveri raccolti, ed anche le nostre espressioni da gioviali ed allegre divennero improvvisamente serie ed ombrose.
Il non sapere cosa ci saremmo trovati difronte ci disorientò molto e, a dire il vero, mi fece ripensare alla mia scelta di partire per l'Abruzzo, ma ormai ero lì e mi sarei dovuto confrontare con questo dato di fatto.
Come un turista straniero mi guardai continuamente attorno mentre guidavo verso Coppito e le chiacchiere si ridussero praticamente a zero! Dopo circa altri 15 minuti di macchina arrivammo alla destinazione, il campo Murata Gigotti di Coppito (solo in seguito ha acquisito questo nome): scesi dall'auto ed assieme agli altri compagni della squadra cercammo di capire con chi parlare, a chi dovessimo chiedere, cosa fare e se realmente saremmo potuti essere d'aiuto.
Finalmente qualcuno ci disse che fare, dove scaricare le nostre merci e cosa farne: fu in quel momento che mi scrollai di dosso ogni dubbio, ogni paura, ogni tipo d'incertezza e presi la consapevolezza che c'era tanto da fare, e che io avrei potuto nel mio piccolo fare qualcosa.
Che dire, fu un susseguirsi d'emozioni fortissime e se all'inizio pensai che la cosa più difficile sarebbe stata il campo in sé, solo alla fine [...]

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