Il Ciclone dell'Agosto 2004

Il Ciclone dell'Agosto 2004 Che meraviglia, elton…   …Some things look better, baby     just passing through… “In quella ricca ed inaspettata estate mi si presentò agli orecchi una canzone che nascondeva una poesia.
E questa poesia, a sua volta nascosta da un idioma straniero, mi venne donata senza che me ne accorgessi, in quella settimana di metà agosto che giunse inaspettata…”         Il tratto di costa appariva nella sua piena bellezza, un arco allungato fino ad una fila di scogli che erano abbastanza lontani da intravedersi come piccoli tratti scuri, poi l’arenile ampio e areato, incorniciato dalla schiuma biancastra prodotta dal mare che era nervoso ed eccitato, tanto che provocava una massa di schiuma morbida e bianca per un tratto di circa cinque metri dal bagnasciuga; più in là, allontanandosi dal tratto di sabbia su cui abitualmente i visitatori stendevano teli variopinti ed ombrelloni più o meno curiosi, esisteva un tratto abbastanza ampio caratterizzato da una vegetazione insolita, cespugli strani e amorfi alternati a tratti di sabbia irta di “forasacchi” ; su questo terreno misto a sabbia e piante, alcune delle quali già invecchiate e prossime all’humus, i modesti “rifugi” costruiti con legname vario e tronchi trovati chissà dove, ma posti alla rinfusa e con ingegno efficace ci proteggevano quel giorno dal vento e da occhi indiscreti e a tratti timorosi di avvicinarsi, ma pure da volti sorpresi e da innocenze ancora puerili che ignare della realtà che si svolgeva a due passi da loro imprimevano i loro passi dove la sabbia era costantemente bagnata e non aveva tempo di asciugarsi perché battuta da un sole forte e gioioso.
Ancora più in là, a dividere quelle architetture “contro natura”, si intravedeva il rialzo di terra usualmente considerato “il camminamento di ronda”, usato quasi da tutti perché permetteva una vista completa della zona di battage e di tutto il tratto di costa.
Dietro di questo, un leggero strapiombo denso di canne oltre il quale i confini si facevano più lontani e difficili da percepire, forse la ferrovia, forse la strada statale, forse la caserma o addirittura il profilo lievemente frastagliato dei Monti della Tolfa che nei mesi invernali sembrava una successione di corone appuntite color indaco impresse a pennello su uno sfondo azzurro-grigiastro e ravvivate un poco da varie piante il cui verde si intingeva di un azzurraccio spento e nevoso.
Me ne stavo lì nel mio mondo spento, alienato forse per la prima volta da tutto quello che [...]

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