Il Giordano Bruno di Ingrid Rowland. Habemus papam di Moretti come la fantozziana Corazzata Potemkin

Post 418      Giordano Bruno della Rownald.
Habemus Papam   Sugli autori a me più cari le cose più belle, perché scritte oltre che con l’intelletto anche col cuore, sono state dette da donne.
Per Nietzsche penso a Béatrice Commangé ed alla sua La danza di Nietzsche, per non dire dei ricordi di Lou Andreas Salomé; per D’Annunzio alla Andreoli de Il vivere inimitabile ed alla Claudia Solaris de Alla festa della rivoluzione, dedicato all’impresa fiumana.
Ora trovo, allegato a Focus Storia di Aprile, un inatteso volume di Ingrid D.
Rowland, docente  alla sede romana dell’americana University of Notre Dame School of Architecture , Un fuoco sulla terra (titolo originale Giordano Bruno Philosopher/Heretic) una vera e propria preziosa sorpresa da uovo di Pasqua.
Naturalmente mi vi tuffo, deciso a trascorrer con esso questi per me travagliati, fisicamente e spiritualmente, giorni di fine Quaresima.
M’attendo dal Satiro nolano un risarcimento per il colpo basso giocatomi l’anno passato dinnanzi al Sant’Uffizio la sera della sua annuale commemorazione.
Dalle prime cinquanta pagine ricavo una impressione positiva.
La maniera della Rownald di avvicinarsi a Filippo Bruno è per molti aspetti diversa da quella degli altri suoi studiosi.
Essa mira direttamente all’uomo, ne tratteggia con mano lieve il carattere, è fluida, agile, accessibile, discorsiva: essendo rivolta a lettori di lingua inglese che per la prima volta s’accostano al Filosofo-Poeta dell’infinito, è sovrabbondante di citazioni originali (utili anche all’esperto) sovente con molta acutezza reinterpretate; fruga con esiti inattesi nelle pieghe del personaggio, della sua vita e della sua opera, anch’esse in qualche modo “inimitabili”.
Sento che non rimarrò deluso nel proseguimento della lettura.
* Ora debbo farmi qualche altro nemico.
Da tutte le parti non si fa che un gran parlare dell’ultimo film di Moretti, Habemus Papam, per lo più in tono osannante (vedi, per tutti, “Il Sole 24 Ore” e Il Foglio dove l’Elefantino scommette sul film a scatola chiusa, confessando di non averlo ancora visto).
Di vent’anni precisi più giovane di me, essendo nato il 19 agosto 1953, il Nanni nazionale era negli anni caldi intorno al ’77 tra gli studenti borghesissimi che occupavano le facoltà romane, compresa la mia dell’allora Magistero, alla quale, posso errare, mi pare fosse iscritto.
Proveniva dal classico, sua Padre era professore di Epigrafia Greca e Latina, anche sua madre insegnante in qualche liceo cittadino.
Non ho seguito [...]

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