Il Movimento si è giocato la sua credibilità nella lotta alle grandi opere.E alla fine per Tav sarà come Tap. La resa del M5S (per fortuna) La prossima e la BENETTON.

Poco meno di 1.200 chilometri separano il Tap dalla Tav, l’energia dai trasporti, il gas dai binari. Due opere distanti ma unite da uno stesso destino. Quello cioè di essere concepite, sponsorizzate, finanziate, boicottate e infine realizzate, anche controvoglia. Il governo legastellato è finito in seria difficoltà sulla vicenda del gasdotto pugliese che il Movimento Cinque Stelle aveva promesso di bloccare non appena salito al governo. E invece il premier Giuseppe Conte ha dovuto alzare bandiera bianca e ammettere che sì, il Tap si deve fare pena l’onorare penali salate oltre che rimediare una figuraccia con i principali partner dell’opera.
Adesso ci si chiede se la partita per il no alle grandi opere si è spostata in Val di Susa, portandosi dietro i veleni interni al M5S sorti dal Tap. Con ogni probabilità sì. Però a questo punto c’è da chiedersi quale sia il vero messaggio, politico o no che sia, che dal Salento arriva fino alle Alpi. Formiche.net lo ha chiesto ad Alberto Carneva...

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