Il Regno di Sotto

       Ero a tavola di fronte ad un piatto di polenta, quando fuori sentii gridare, nel ristorante ci alzammo tutti.
Un crepitare strano, un boato e la terrà tremò.
Risucchiata come in un vortice di colori le forme prendevano sostanza nel precipitare.
Atterrai in un prato stranamente bianco non freddo non caldo, bianco tutto intorno, una stanza senza confini bianca luminescente.
Rimasi ferma col respiro affannato e nessun dolore dovuto alla caduta, mi parve strano, ma ne fui felice.
Ad un tratto si spalancò una porta o almeno un varco che ne aveva la forma.
Credevo agli Gnomi, ma non ne avevo mai visti.
Avevo di fronte un omino piccolino vestito di rosso e verde con stivali pesanti di cuoio ed un cappello in testa a forma di cono di panno verde.
Mi tese la mano presentandosi, si chiamava Guldur ed abitava nel Regno di Sotto.
Cominciai a capire che qualcosa di strano mi fosse accaduto ma ricordavo solo un boato.
Stringendo la mano a Guldur mi resi conto di essere troppo grande per la stanza bianca, non riuscivo a mettermi in piedi, ma appena stretta la mano mi sentii rimpicciolire e in un battito di ciglia guardavo lo gnomo diritto negli occhi.
Guldur pensò anche di dare una sistemata ai miei vestiti che penzolavano come strascichi ingombranti.
Varcammo la soglia verso un a sorta di buco nero e la senzazione fù quella di camminare nel vuoto, avevo l’impressione che i miei passi fossero trattenuti direttamente in aria, ma era buio non si vedeva nulla.
Poi mi ritrovai all’interno di una casa, come fossimo usciti dall’armadio.
Lì ci aspettava Celandra moglie di Guldur, ci rimproverò eravamo in ritardo per la cena.
Mi fece vedere la stanza dove mi avrebbero ospitato e mi invitò ad unirmi alla tavola imbandita.
Ci raggiunse Cundel uno gnomo anziano delegato dal popolo a vegliare sul grande orologio.
Il tempo nel Regno di Sotto era importante tanto da essere vegliato da preposti anziani appunto.
Dopo cena io Guldur e Cundel uscimmo di casa, con una lanterna, per andare a far visita a Isade la gnoma guardiana delle acque.
Erano tutti molto preoccupati e speravano nel mio aiuto.
L’acqua di un paio di sorgenti negli ultimi tempi era diventata blù e nessuno si fidava di quello strano colore, veniva convogliata in un canale e raccolta in un lago dove fate pazienti ripulivano le gocce ad una ad una, ma era un lavoro infinito e molto faticoso.
Guardai tutto con attenzione, annusai anche l’acqua e non mi ci volle troppo tempo a capire quale fosse la causa.
Dovetti a malincuore raccontare ai miei nuovi amici come [...]

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