Il Terrore naviga sul Lago Titicaca 1/2

Il Titicaca è il lago navigabile più alto del mondo: si trova infatti 3812 metri sopra il livello del mare.
Arriviamo a Puno con il bus verso le 19 da Arequipa: questa è l'ultima tappa prima di arrivare a Cusco e al tanto sognato Machu Picchu.
L'aria della sera è fredda e rarefatta: nell'albergo che abbiamo prenotato, dopo una cena frugale, ci accoccoliamo sotto le coperte.
Francesca è raffreddata e io incomincio ad avvertire uno strano cerchio alla testa che mi accompagnerà tutta la notte...
questi sono gli effetti dell'altitudine.
Come se non bastasse, soprattutto durante la notte mi è capitato di alzarmi perché avvertivo strani formicolii nelle braccia: davvero una brutta sensazione.
I giorni di permanenza al lago, stabiliti dal nostro programma di viaggio sono quattro: il giorno successivo al nostro arrivo facciamo un giretto per il paese e prenotiamo una crociera organizzata che ci consentirà di visitare le isole del lago che sono famose in tutto il mondo.
Qui incominciano le nostre disavventure: in tutti i nostri viaggi (Gerusalemme compresa) non abbiamo mai rischiato così tanto la vita come sul lago Titicaca.
La crociera che abbiamo prenotato ci porterà alle isole Uros, ad Antamani, dove alloggeremo presso una famiglia, e a Taquile.
La crociera è di due giorni e costa 80 soles a persona: il costo ci sembra un po' basso, ma in linea con quello che ci aspettavamo, e quindi prenotiamo a cuor leggero.
Siamo davvero curiosi di vedere soprattutto le isole Uros, isole galleggianti fatte utilizzando la Totora (Schoenoplectus californicus ssp.) che cresce abbondante nella zona del lago vicino a Puno, dove i bassi fondali sono ideali per la sua proliferazione.
Il giorno dopo siamo al porto di Puno: 8.45 qui iniziano le prime difficoltà.
Sulla barca siamo in 23 ma i posti a sedere sono solo 22.
Naturalmente, con la grande fortuna che ho, io rimango senza posto.
Passo la prima parte di navigazione seduto sugli scalini.
La barca è piccola e i fumi di scarico del motore entrano direttamente in cabina.
Iniziamo proprio bene.
Sull'imbarcazione, oltre a me e Francesca, ci sono altri 6 italiani, 4 francesi, 2 peruviani, 4 tedeschi, 3 spagnoli, una americana e uno sloveno.
A causa del fumo di scarico la cabina diventa a poco a poco invivibile così ci troviamo quasi tutti sul tetto dell'imbarcazione e lì iniziamo a conoscerci.
Scopriamo che alcuni passeggeri hanno pagato meno di noi, mentre altri hanno pagato addirittura il doppio.
Iniziano le prime incongruenze e la nostra guida Jeorge perde pian piano di credibilità [...]

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