Il babbo di Carolina

Sono il papà di Carolina, quella ragazzina meravigliosa che manca a me e al mondo da una notte di gennaio del 2013.
Mia figlia aveva 14 anni, si è uccisa perché dei giovanotti poco più grandi di lei, dopo averla molestata sessualmente e aver filmato ogni scena, hanno messo tutto su Internet.
Me la ricordo bene la notte in cui tornò da quella festa, andai a prenderla io stesso e la mattina dopo mi disse: papà non ricordo niente di quello che ho fatto ieri sera.
Non sapeva nulla, povera stella.
L’ha saputo giorni dopo, quando ha trovato il coraggio di buttarsi dal balcone dopo aver letto i 2.600 like, insulti e volgarità vomitati dal mondo anonimo della rete.
Ma parliamo dei responsabili.
Le hanno fatto perdere coscienza e si sono divertiti un po’.
Chissà, a loro sarà sembrato normale...
Ancora oggi, dopo le loro ammissioni, mi chiedo: hanno capito davvero il disvalore di quello che hanno fatto? La consapevolezza dichiarata non sempre corrisponde a quella vissuta ed è per questo che insisto ormai da mesi: devono dimostrare fino in fondo che sono pentiti, come hanno detto in tribunale.
Hanno ottenuto la messa alla prova invece del procedimento penale? Bene.
Se hanno elaborato le loro colpe sarà un bene condividerle con gli adolescenti nelle scuole.
Questo sarà il loro percorso alternativo al carcere, quando li sentirò parlare sinceramente del male che hanno fatto saprò che hanno capito davvero.
Se hai perduto tua figlia in modo così tragico hai bisogno di un motivo per alzarti ogni mattina.
Io ho passato tre mesi senza avere nemmeno la voglia di aprire gli occhi.
Poi mi sono detto che Carolina non poteva essere una riga in cronaca che si legge e si dimentica.
Così oggi vivo per le Caroline che non conosco e che purtroppo, lo so, sono da qualche parte nella rete anche adesso mentre scrivo.
Vivo per creare anticorpi, per una società migliore.
Per esempio attraverso la proposta di legge per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo che ha firmato per prima l’ex insegnante di musica di Carolina, la senatrice Elena Ferrara.
Il nostro disegno di legge riguarda soltanto i minori e abbiamo avuto la disponibilità di Twitter, Facebook, Google, dei garanti e di tanti altri per agevolare la rimozione dei contenuti che danneggiano, appunto, i minorenni.
Ma qualcuno vuole modificare il nostro testo originario ed estendere la legge ai maggiorenni, e temo che la disponibilità dei social e degli altri in questo caso andrà a ramengo.
Abbiamo previsto anche un protocollo per trattare casi di cyberbullismo e un centro [...]

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