Il bambino del mare

 Rossana guardava il mare e ancora non riusciva a capirlo; non quando era mosso e le onde si ingigantivano per correrle incontro e lasciarla senza fiato; non quando sotto il sole i ragazzi si tuffavano  per riemergere allegri pronti per rituffarsi, e nemmeno quando i bambini, immersi fino alle ginocchia, riempivano secchiellini e secchiellini di acqua per vuotarli nel letto del fiume che avevano scavato intorno ai loro castelli di sabbia; Rossana non capiva il mare solo quando era immobile, la notte, quando nessuno ne rigava lo specchio; allora non lo sentiva parlare, schiaffeggiare il primo contatto umano, o accarezzarlo... Era solo la terza volta che lo vedeva, il mare, ma le sembrava di averlo sempre pensato, di averlo visto, ascoltato attraverso i racconti di chi glielo raccontava, glielo scriveva.
Quella sera, mentre il vento cominciava a sentirsi stanco e la notte si preparava ad accoglierlo, Rossana aveva socchiuso gli occhi e lo aveva visto: il bambino che le aveva insegnato ad amare il mare; lei lo chiamava "il bambino del mare".
Quando lui usciva dall'acqua, non c'era una sola molecola che si increspasse, non c'era un solo fruscìo ad annunciarlo; se lo trovava di fronte senza sapere da che parte fosse arrivato e lui le indicava la mano, sorridendo con tutto il corpo.
Rossana voleva abbracciarlo e cominciava a giocare con lui correndo per tutta la riva.
Non c'era mai un punto in cui il bambino non sembrasse vicinissimo, ma solo una volta tornati al punto di partenza il bambino del mare le si avvicinava davvero; allora Rossana sapeva che presto la notte sarebbe finita e con la forza leggera del cuore gli indicava la mano, prendendola nella sua e avvolgendolo nell'abbraccio più tenero del mondo.
Quella notte però, proprio mentre Rossana riapriva gli occhi, il bambino del mare le appoggiava il bel visetto tondo in grembo e nell'istante preciso in cui la lacrima di gioia di Rossana lo toccò, il bambino del mare si sciolse in tante minuscole gocce  e subito raggiunse il mare.
Era stata l'ultima goccia ad oltrepassare lo specchio, ne era sicura, il bambino del mare era riuscito a mostrarle cosa c'era oltre l'immobilità del mare, di notte.
Quello che Rossana non sapeva era che la goccia che aveva mosso il mare e dato un senso al buio dei suoi occhi chiusi, era stata la sua lacrima, nella quale il bambino aveva voluto affogare, colmo di amore.
Rossana era ancora tornata a guardare il mare...
e ora lo capiva, soprattutto la notte, quando nessuno ne rigava lo specchio e il buio luccicava stelle appoggiate all'acqua [...]

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