Il bandito e il campione - la vera storia di Costante Girardengo e Sante Pollastro

C'è che dice che l'incontro non avvenne mai.
Sante Pollastro e Costante Girardengo: i due amici diventati il bandito e il campione quella sera del 1932 a Parigi invece si incontrarono, ma fu l'ultima volta.
Si videro dietro le quinte di una manifestazione in pista.
Il campionissimo era impaurito, temeva di essere coinvolto in uno scandalo, la polizia cercava Sante dappertutto.
Il suo massaggiatore Cavanna lo riconobbe da un fischio: si fermarono a parlare con lui, scambiando qualche battuta e gli diedero appuntamento a Novi Ligure.
Ma Sante non ci arrivò mai, lo arrestarono prima.
Il Campione in fuga dagli avversari, il Bandito in fuga dalla legge, questa fu la loro vita,  la leggenda li vuole amici come fratelli, ma divisi dal destino.
In realtà le cose non stavano proprio così: Costante Girardengo nacque a Novi Ligure nel 1893.
Anche Sante Pollastro nacque a Novi Ligure, ma sei anni dopo, nel 1899.
Quella dei due amici d’infanzia che a un certo punto prendono due strade completamente diverse è una licenza poetica, vista la differenza d’età.
Pollastro è ancora adolescente quando, nel 1913, Girardengo è in sella su e giù per la Penisola per onorare il suo primo Giro d’Italia.
Bisogna però precisare che, anche se non erano amici, è vero che Bandito e Campione si conoscevano: avevano un amico comune, il massaggiatore-preparatore Biagio Cavanna, e ad ogni modo erano compaesani.
Ma come è cominciato tutto questo? Come si faceva, nella piccola Novi Ligure di allora, a diventare grandissimi ciclisti o pericolosi banditi? Un motivo c’era, ed era molto semplice: la fame.
Miseria vera, dell’Italia del primo Novecento, di lavoro duro e mal retribuito, in fabbrica o nei campi; di famiglie numerose e di troppe bocche da sfamare.
Se qualche via d’uscita c’era, era stretta e non c’era spazio per tutti.
Chi poteva, ci si buttava disperatamente, ma il prezzo da pagare, in ogni caso, era duro.
Si capisce di cosa stiamo parlando: qualcuno aveva l’incoscienza, il pelo sullo stomaco, o anche il coraggio di darsi alla malavita.
Chi invece era così fortunato da avere fiato e forza a sufficienza, cercava di salire sul carrozzone del (relativamente) nuovo sport che appassionava gli italiani: il ciclismo.
LA STORIA E' il dicembre del 1926: Pollastro e i suoi luogotenenti si trovavano nella zona di Ventimiglia, in attesa di sfruttare il momento propizio per oltrepassare la frontiera.
Era la fuga pianificata da tempo.
Meno di un mese prima avevano compiuto l'ennesima rapina, stavolta a Milano, in una gioielleria.
Un [...]

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