Il branco di lupi

Branco di lupi.
Ignoranti.
Affamati.
Ingordi.
Rotolano giù dalle montagne come massi, producendo tonfi sordi, sordi come alle parole degli amanti bisbigliate nel silenzio della notte.
Le lingue a penzoloni, lappano quel po’ di sangue che gli riesce di far spillare da un cuore ferito.
Non sanno da dove vieni nè perché o se il guanciale su cui sogni è bagnato di lacrime e fatica.
Ma non gli importa.
Tutto ciò che pretendono è squarciare un paio di gole di pecora, annusarsi le code, sentirsi forti tra loro -sotto al pelo grigio fango- rotolarsi in un gioco mortale senza fine che latrano “Amore”.
Non ti chiamano per nome.
Non concepiscono la carezza ferma di un’amica.
Non perdonano mai la gentilezza dietro alle corazze di vetro di una volpe straniera.
Arraffano masticano e sputano.
Se riesci a correre più in fretta delle loro zampe sudate, alle risate bugiarde, al puzzo di bestia abbandonata, torneranno ancora a grattare alla tua porta per distruggere la tua casa.
-Indossando l’abito dell’agnello-.
   

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