Il carceriere

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IL CARCERIERE
 
 
Aprì gli occhi di scatto e solo in quell’istante si accorse di aver dormito. Incredulo tentò invano di librarsi in volo per ricongiungersi alla Luce, ma le candide ali piumate non risposero ai suoi comandi quasi fossero divenute due inutili appendici di marmo. Provò improvvisamente paura. Mai nessun Angelo aveva dormito dall’inizio dei Tempi, mai nessun Angelo aveva perduto il potere di riunirsi ai suoi simili. Tentò di comprendere, ma qualcosa (o qualcuno?) nel vuoto che lo circondava gli impedì di pensare chiaramente. Il panico lo sopraffece. Lanciò un richiamo in una lingua antica quanto il mondo stesso, una, due, più volte, fino a quando si rese conto che le sue mani stringevano qualcosa di liscio, duro e freddo. Allora, interruppe la preghiera, lasciò la presa e guardò. Ciò che vide lo investì come un’orda di demoni inferociti. Le sue impronte...

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