Il cielo tra fisica e metafisica nella storia della letteratura

Un suggestivo proverbio africano swahili afferma che "si deve agganciare l'aratro a una stella", perché il reale abbia un senso più alto, e la stessa concezione era affiorata, secoli prima, in Plinio il Vecchio quando annotava:  "Ho visto di notte, durante i turni di guardia dei soldati, attaccarsi alla punta delle lance un luccichio di stelle".
Ebbene, fu proprio questo erudito latino, travolto nell'eruzione del Vesuvio dell'agosto 79 dell'era cristiana, a lasciare una straordinaria rappresentazione della volta celeste, miscelando fisica e metafisica, nei centotredici capitoli del ii libro della Naturalis historia, la sua monumentale enciclopedia dagli oltre ventimila argomenti, come egli stesso dichiarava.
La sua è, quindi, prima di tutto una geografia celeste sulla scia del "penetrante ingegno" di Pitagora.
Il cielo è visto come un globo "nella cui curvatura si raccoglie ogni vita", oltre il quale si piomba nel nulla e che quindi non conosce un oltre, mentre il suo interno è retto da una "rivoluzione eterna e instancabile".
Plinio dedica minuziose analisi alle "apsidi" o cerchi celesti, confessa che il lavoro intrapreso dall'astronomo greco Ipparco (ii secolo prima dell'era cristiana) di "enumerare le stelle è un'impresa disperata anche per un dio", verifica le eclissi, prosaicamente ci ricorda che l'arcobaleno è una miscela di nubi, fuoco e aria, elenca ben undici tipi di folgori, analizza i sistemi dei venti, dei tuoni, dei tifoni, dei turbini, degli uragani, fonda la "teoria delle apparizioni e delle scomparse dei pianeti, resa intricata dal loro movimento e ammantata di tante meraviglie", e così via.
Eppure il suo non è mai l'occhio frigido e asettico di un telescopio o di un computer stellare.
Ogni dato scientifico viene trasfigurato poeticamente e non solo per l'inevitabile mistura, allora scontata, tra mito e scienza.
Lo studioso comasco, infatti, sempre seguendo Pitagora, è convinto che la misura sia armonia.
Lo spazio tra cielo e terra è attraversato da mille flussi misteriosi e verso la cappa del cielo sale il respiro dell'umanità con le sue vicende amare e gloriose.
La luna è "polimorfa" ed è cantata anche nella sua bellezza, come lo sono anche le "stelle chiomate", le comete, strani araldi di destini; la volta celeste è punteggiata da fiaccole, lampade, bolidi, archi, anelli, scudi, scintille e travi luminose.
Dal cielo non piove solo acqua, ma anche latte, sangue, carne, sassi, ferro, lana, mattoni cotti; e l'intreccio di tali fantasie con la registrazione scientifica è impassibilmente [...]

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