Il cuore del Meeting? Sono stati i volontari. Ora la sfida del dialogo

INT.
Giorgio Vittadini lunedì 31 agosto 2009 «Il Meeting è un volontario che sta per ore sotto il sole a discu­tere con chi vorrebbe parcheg­giare dove non si può» .
Ha abbracciato Tony Blair e ha stretto la mano a due pre­mi Nobel ma per Giorgio Vittadini l’in­contro più importante è ancora quello con chi ha sgobbato una settimana per rendere possibile l’evento culturale e po­litico più ricco dell’anno.
Nessun sentimentalismo: il giudizio del presidente della Fondazione per la Sus­sidiarietà riflette l’idea ciellina del rap­porto tra la persona e Dio, una conce­zione teologica e morale basata sull’in­contro con Cristo, fondata su un incon­tro reale, fatto di testimonianza e di o­pere, di preghiera e di sudore.
Da Giovanni Paolo II a Von Balthasar, dai Trabalhadores Sem Terra a Milbank: quale, tra i tanti che sono passati in que­sti trent’anni dalla Fiera di Rimini, rap­presenta meglio il Meeting? Senza nulla togliere ai giganti della fede, della cultura o della pace, il Meeting di Ri­mini è il suo popolo e in particolare lo sono i volontari che svolgono ogni sorta di servizio.
Vengono qui per lavorare gra­tis, si pagano l’hotel, non possono se­guire la manifestazione se non quando non devono coprire il proprio turno e so­prattutto provano la delusione dei primi discepoli di Cristo.
Prego? Ma sì, ogni giorno questi ragazzi tra­scorrono ore a discutere con chi vorreb­be parcheggiare dove non può.
E poi, Blair si è lamentato per l’afa ma loro pas­sano ore sotto il sole; mi pare logico che possano essere delusi come lo erano i di­scepoli del Signore quand’erano reietti e attaccati da tutti.
Poi tornano a casa e capiscono che l’ar­ricchimento personale, l’insegnamento del Meeting consiste in quel che hanno dato, nell’essersi messi in gioco, aver sof­ferto.
Soprattutto quest’anno, loro sono il cuore del Meeting, perché loro arriva­no davvero alla conoscenza, che è sem­pre un avvenimento.
Siamo sicuri che la realtà non sia più semplice e cioè che molti tornino vera­mente delusi da questo incontro? I numeri che crescono ogni anno, anche quelli di chi si offre di lavorare qui, dico­no il contrario.
Ma sarebbe banale farne un discorso statistico.
Il volontario stremato dalla fatica incar­na perfettamente l’uomo che arriva alla conoscenza perché, come ci hanno in­segnato Brague, Mather e Townes, non si conosce nulla se non si è implicati.
Di Martino, che ha riletto la filosofia mo­derna sotto questa luce, ha smontato pezzo per pezzo la pretesa di estrarre [...]

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