Il dovere al lavoro

Il caso Fiat ha sollevato discussioni e polemiche sui diritti dei lavoratori.
Ma, parafrasando il detto “prima il dovere poi il piacere”,  dobbiamo riflettere sui doveri ai quali sottostare per averlo, il lavoro.
Camusso e Landini permettendo si intende.
Marchionne ha finalmente sollevato il caso.
Tutte questioni note si dirà, ma almeno l’eco questa volta è stata forte e per qualche sonnacchioso sindacalista anche inaspettata.
Eppure, che il sistema  facesse acqua lo si poteva facilmente intuire da tempo leggendo i dati ufficiali degli istituti internazionali.
Siamo agli ultimi posti per produttività del lavoro.
Tanto per capirci in Italia un lavoratore medio lavora circa 1600 ore l’anno mentre negli USA 2000 e 2400 nei paesi emergenti.
Specialmente nelle grandi aziende, Fiat in primis, esiste una difficoltà di governo del sistema, alta conflittualità, tendenza all’appiattimento professionale e salariale, rigidità del lavoro.
Abbiamo il record mondiale di assenteismo specialmente nel Sud.
Non parliamo poi del settore pubblico.
Poiché il lavoro, come l’acqua, è una risorsa limitata, tende a fluire laddove trova migliori opportunità, cioè altrove.
Di conseguenza, dicono sempre le statistiche,  siamo agli ultimi posti per capacità di attrarre investimenti.
Il benessere, l’alto standard di vita della nostra società hanno in altre parole un prezzo doppio da pagare, legato da un lato alla fatica fisica della produzione ma ancor prima alla competizione per potersi aggiudicare il lavoro.
Che ci piaccia o no questa è la sola regola che governa il sistema economico internazionale, la globalizzazione insomma.
Qualcuno potrà forse dire che tutto ciò è immorale, uno scontro fra lavoratori, un  appiattimento al ribasso architettato per scardinare i diritti dei lavoratori, ma sta di fatto che questi sono i doveri ai quali sottostare perché il lavoro diventi dopo, ma molto dopo, anche un diritto.
Lo sapevano bene i nostri padri che dalle macerie della guerra hanno portato il paese ad essere una grande realtà industriale, il terzo paese al mondo per ricchezza delle famiglie.
Sacrificio, senso del dovere, solidarietà, entusiasmo, disciplina e serietà estrema sono stati i valori che hanno pervaso la società di allora permettendo quindi l’impresa.
Certo parliamo di altri tempi, ma come figli e protagonisti della moderna era industriale, dobbiamo ammettere di non essere stati in grado di trovare un modello alternativo, compiuto ed efficace, in grado di adattarsi ad un mondo diverso, permettendoci di [...]

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