Il gatto

Procede a passi felpati sopra la tenera erba del prato   guardandosi a destra ed a manca con circospezione.   Penso che il gatto sia l'anima di qualche uomo che se ne va in libertà mentre lui da qualche altra parte   se ne sta a schiacciare un riposante sonnellino.    Inarca la schiena ogni volta che trova un ciuffo d'erba più alto    e si va strofinando prima col musetto, poi col collo e via via fino alla coda  che manda in su e in giù come un pennacchio di fumo sospinto da venti variabili.    Ha occhi sfuggenti, nero pelame a chiazze bianche e grigie sull'intero suo corpo.   Quando s'imbatte nel cane del vicino, si ferma di botto;  si pone sulla difensiva e drizza minaccioso il suo pelo per sembrare più grosso.    Il cane procede indifferente ed egli si rimette in moto riprendendo la compostezza che s'addice ad un gatto in perlustrazione  nel giardino dei propri padroni.    Ieri sera, per l'appunto, l'ho osservato con maggiore attenzione;  m'è sembrato avesse un che di nobile nel portamento suo giornaliero.    S'accorse d'esser preso di mira dall'indebita mia curiosità;  si fermò a guardarmi fisso negli occhi come volesse in qualche modo sfidarmi.
  Così imprese a parlare:  - Sai che mi disturbi la passeggiata  se mi guardi così intensamente? Ho forse io guardato te qualche volta con altrettanta sfacciataggine?  - No di certo- risposi, meravigliato della sua comprensibilissima voce.
- Allora smettila di sfottermi con quegli occhiacci che ti trovi.  E non starmi lì come un cascamorto solo per avere udita la mia voce.  Non sai che i gatti, se solo lo vogliono, sanno parlare meglio di voi uomini?  - Lo vedo bene - convenni...
  -Solo che non abbiamo a perderci in chiacchiere,  noi gatti..
Parliamo soltanto quando ce n'è necessità assoluta.  Voi uomini, al contrario, blaterate in continuazione a torto ed a ragione,  pel dritto e pel rovescio, fino a lasciarvi fuoriuscire la bava dalla bocca.  E vi ritenete sapienti solo perché riempite gli spazi ed il tempo delle vostre balorde idee.
Come fate a non vergognarvi di voi stessi  quando v'accorgete che il vostro sermoneggiare è vana retorica,  buona solo a infastidire l'armonia del creato?  Parlate anzicché ascoltare e, così, perdete infinite occasioni  di capire l'essenza vera della vita, dell'essere stati posti in questo meraviglioso creato.  - Ma noi parliamo, infatti, solo quando è necessario farlo! - ribattei.  - E poi la nostra grave condanna consiste nel fatto che siamo obbligati a parlare a nome di tutte le [...]

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