Il gelo divise ci� che il cuore, mai spazz�.

  E così come dalla corrente che fu d’Agulhas guizzò fiero il solitone, così il vento che dell’altro ne fu il trespolo, subitaneo, soffiò stanotte… Perché se è vero che l’uno rifugge l’altro per l’onor d’un rigore, e d’una carta che canta… Allora, sulla frequenza io già accordato, attendo e mi domando cosa mai intonerà allorquando quel cremisi che pulsando impazza, annegherà in lucciconi, terre, lembi, e quel fido rigore… E al cuor non basta l’ammucchiar figure che a un tempo narravano la gioia del leccarsi al tramonto.
Ferite vere, e ricercati giacché scarlatti voluttuosi rivoli… E benché a tono di chiusura quanto la ragion sussurra… Ciò che col gelo il pavido divise, l’arroventato cuore, risorgendo, mai spazzò… E di questo, oggi ne son certo, quella carta, salmodiando, narrò… M.
(L'uomo dei difetti...)

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