Il generale Sanchez

Una volta i generali (soprattutto quelli sconfitti) occupavano gli anni della loro vecchiaia rancorosi nella stesura di un memoriale.
Da Montgomery a Badoglio ne abbiamo lette delle belle sui retroscena di certe scelte tattiche che hanno modificato nel bene e nel male la nostra storia.
In questi giorni è la volta dell’ex comandante americano delle forze in Iraq, Ricardo Sanchez, generale a tre stelle.
Non a quattro.
Qualcuno dice, sbagliando, perché di origine ispanica.
La cosa evidentemente gli pesa.
Ha esternato, il Sanchez, senza tanti peli sulla lingua: “L'Iraq è il più grosso fallimento degli USA, i piani erano totalmente sbagliati: da quattro anni in Iraq siamo senza uno straccio di strategia.
L’Amministrazione Bush non ha puntato al risanamento del paese”.
Strana considerazione fatta da un generale, che avrà sì 3 stelle che a lui sembrano poche, ma è stato dal 2003 al 2004 comandante delle forze in Iraq: anni efferati, quelli delle morti inutili e dello scandalo del carcere di Abu Ghraib che gli costò il polso (e quella quarta stella che sembra un incubo insuperabile).
Sanchez fu definito “bugiardo e torturatore”: c’era bisogno di un colpevole.
L’hanno liquidato e adesso, dopo un silenzio che è servito a cancellare qualche dubbio (specialmente di Sanchez), si ripropone con la frase “la colpa dell’insuccesso americano in Iraq è del Congresso e del Dipartimento di Stato”.
Caro Ricardo, certe considerazioni tardive sono costate a te una stella sulle mostrine.
Agli americani centinaia di morti inutili.
Perdere (il Vietnam l’ha dimostrato) è difficile quanto vincere.
Sanchez l’ha capito tardi.

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