Il lupo della steppa (H. Hesse)

C’era un volta tale di nome Harry, detto il ‘Lupo della Steppa’.
Camminava con due gambe, portava abiti ed era un uomo, ma, a rigore, era un lupo.
Aveva imparato parecchio di quel che possono imparare gli uomini dotati d’intelligenza, ed era uomo piuttosto savio.
Ma una cosa non aveva mai imparato: a essere contento di se e della sua vita.
Non ci riusciva, era un uomo scontento.
Cio’ dipendeva probabilmente dal fatto che in fondo al cuore sapeva (o credeva di sapere) di non essere veramente un uomo, ma un lupo venuto dalla steppa.
…..
A questo punto dobbiamo aggiungere anche un’altra cosa.
Esistono non pochi uomini simili a Harry; specialmente molti artisti appartengono a questa categoria.
Costoro hanno in se due anime, due nature, hanno un lato divino e uno diabolico, il sangue materno e il sangue paterno, e le loro capacità di godere e di soffrire sono così intrecciate, ostili e confuse tra loro come in Harry il lupo e l’uomo.
E questi uomini la cui vita e’ molto irrequieta hanno talvolta nei rari momenti di felicità sentimenti così profondi e indicibilmente belli, la schiuma della beatitudine momentanea spruzza così alta e abbagliante sopra il mare del loro dolore, che quel breve baleno di felicità s’irradia anche su altri e li affascina.
….
Capito’ a lui cio’ che capita a tutti: quel che cercava con ostinazione per l’intimo bisogno della sua natura egli lo raggiunse, ma piu’ di quanto sia bene per l’uomo.
Cio’ che da principio fu il suo sogno di felicità, divenne in seguito il suo amaro destino.
L’uomo avido di potere incontra la sua rovina nel potere, l’uomo bramoso di denaro nel denaro, il sottomesso nella servitu’ il gaudente nel piacere.
E così il lupo della steppa si rovino’ con l’indipendenza.
La meta egli la raggiunse e divenne sempre piu’ indipendente, nessuno gli comandava, non era costretto a seguire nessuno e decideva liberamente delle sue azioni e omissioni.
….
Ma raggiunta la libertà Harry si accorse a un tratto che la sua libertà era morte, che era solo, che il mondo lo lasciava paurosamente in pace, ….
Infatti era arrivato al punto che la solitudine e l’indipendenza non erano piu’ un’aspirazione, una meta, bensì la sua sorte, la sua condanna;… ….
Un uomo che e’ in grado di capire Buddha, un uomo che intuisce i cieli e gli abissi dell’umanità non dovrebbe vivere in un mondo dove regnano il buon senso, la democrazia e la civiltà borghese.
Egli ci vive solamente per vigliaccheria e quando le sue dimensioni lo opprimono, quando la [...]

Leggi tutto l'articolo