Il maniero del Lord

Il Lord si è trasferito di maniero e sta portando le sue carabattole nella nuova dimora.
Preso dalla foga di entrare, di passare oltre la soglia, dimentica cose importanti, tipo vestiti, cibo e altre amenità, ma l’importante è entrare.
  Arriva davanti al grande portone blu e osserva con fiero cipiglio la porta e pensa che deve togliere quell’orrendo strato plasticoso che lo avvolge e si appunta di prendere i dovuti provvedimenti.
Gli piacerebbe demandare l’infausta incombenza ai fidi domestici, ma ricorda a malincuore che le scarse finanze non glielo permettono.
E allora, senza indugio ulteriore, apre il portone, e irrompe baldanzoso nella magione.
Il suo cuore non sa se gioire per la conquista delle quattro mura o se fare un tremendo tonfo per il vuoto pneumatico che gli si para dinnanzi.
I mobili sono pochi e le mura sono scarne.
L’eco delle ampie stanze avvolge l’aere polveroso.
Ma nulla potrà fermare il nostro fiero eroe che con incedere possente attraversa la timorosa soglia.
E un altro dubbio lo assale funesto.
Da che parte iniziare per le pulizie.
Meglio attaccare la stanza cibatoria (la cucina ndR) o il vano toelettatorio (il bagno), meglio sarebbe mondare le stanze del peccato (la camera da letto) o lo stipo del vestiario (la cabina armadio)? L’ opera si prospetta leggendaria e nella sua mente danzano arzille, le parole “12 fatiche di Ercole”, ma nemmeno questi tremebondi pensieri lo possono fermare.
Si arma di cedevole tessuto (spugnetta) e riempie un otre (secchio) di liquido colorato e olezzante (tecnicamente, dovrebbe essere qualcosa di simile al Calinda, Mastro Lindo, Cillit Bang, ma non si capisce bene).
  La stanza cibatoria sarà la prima a cadere sotto i suoi strali e il tessuto comincia  a scivolare veloce sul piano di lavoro.
Ma l’impresa si dimostra improba.
Mille gocce di vernice lasciate dal mastro pittore si nascondono ovunque e allora compare la lama di una spatola.
“Tadah! Muori goccia marrana.
In virtù della mia casata ti rimanderò là, da dove sei giunta” Una goccia dietro l’altra e la superficie riacquista il suo tono vitale, splendente sotto un timido sole di Febbraio.
Rimane il colosso di ghiaccio (il frigorifero) ad attendere il nostro Lord che, magicamente, fa comparire un contenitore dal profumo siculo (acqua e limone).
  L’odore acre del materiale misterioso (puzza di plastica) avvolge le sue nari, ma sa che è un lavoro che va portato a termine in fretta, perché le cibarie incombono alla porta (deve andare a fare la spesa).
Stacca un pezzo dopo [...]

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