Il mistero Senzani

6 novembre 2010   di Rita Di Giovacchino                     Giovanni Senzani, il capo più ambiguo e sanguinario delle Brigate Rosse, ha finito di scontare definitivamente la sua pena otto mesi fa.
Ma la notizia è trapelata soltanto ieri, nessuno finora se ne era accorto.
Del resto l’ex criminologo, che fu consulente del ministero di Grazia e Giustizia durante il sequestro Moro, era in libertà condizionale da almeno cinque anni e precedentemente aveva ampiamente usufruito del beneficio di lavorare, all’esterno del carcere, presso una piccola casa  editrice che ogni giorno da anni raggiungeva pedalando la sua bicicletta.
A darne la notizia è stato l’edizione locale de La Repubblica, al quale l’ex brigatista ha detto: ”I giudici hanno potuto constatare che sono una persona cambiata e infatti hanno sentenziato l’estinzione della pena.
Sono stato in galera 23 anni.
Ho riconosciuto i miei errori davanti al Tribunale di sorveglianza.
Ora sono un uomo libero.
La politica l’ho abbandonata da un pezzo, ma non le mie idee di sinistra”.
Ottimo, peccato che per sostenere che Senzani è cambiato bisognerebbe sapere chi sia davvero stato in passato.
E questo nessuno sembra in grado di dirlo.
  Nella sua scarna biografia è scritto che negli anni Settanta fu un criminologo di un certo talento.
Si era laureato nella città californiana di Berkeley, insegnava nelle università di Firenze e Siena, scrisse persino un libro per Jaca Book, la casa editrice legata a Comunione e Liberazione.
Poi il prestigioso incarico di consulente di via Arenula, proprio negli anni in cui cadevano uno dopo l’altro, ammazzati dalle Brigate Rosse, magistrati come Palma, Minervini, Tartaglione, i più impegnati nella riforma delle carceri.
Omicidi rivendicati da comunicati Br che grondavano di informazioni riservate, si parlò di una Talpa interna ma lui rimase al suo posto.
A Roma usufruiva in via della Vite di un appartamento che divideva a metà con un regista, che era però anche un informatore del Supersismi, la tecnostruttura di stampo piduista ancora avvolta dal mistero.
  Le note di agenzia ribadiscono ancor oggi che “Senzani guidò con Moretti il gruppo terroristico dopo il sequestro Moro”.
In effetti non fu mai condannato per il rapimento e l’uccisione del Presidente, fu proprio il Sismi, allora diretto dal generale Santovito (tessera P2 1630) a tirarlo fuori dal processo grazie a un affidavit in cui si sosteneva che il professor Senzani era in quei mesi impegnato in uno stage negli Usa.
Nessuno mai ritenne di [...]

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