Il mostro di Firenze è un idraulico: ho fatto una bischerata

Il mostro di Firenze è un idraulico: ho fatto una bischerata Ha 55 anni.
La madre al momento dell'arresto gli urla: "Sei tu l'assassino?".
E lui: "Ho agito per rivalsa".
Incastrato da Dna e telecamere Tiziana Paolocci - Sab, 10/05/2014 - 08:35 Roma - Andrea Cristina Zamfir è morta a 26 anni per trenta euro.
Polizia e carabinieri ieri, a quattro giorni dall'omicidio, hanno fermato la belva che ha seviziato e ucciso la giovane romena, trovata «crocefissa» il 5 maggio scorso a una sbarra sotto un cavalcavia, tra Firenze e Scandicci. È Riccardo Viti, idraulico fiorentino di 55 anni, che vive con la moglie, una signora dell'Est e il figlio di lei, in un appartamento comunicante con quello dei genitori, alla periferia nord di Firenze, nei pressi dell'ospedale di Carreggi.
Il killer, ancora una volta, è «l'uomo della porta accanto», insospettabile, incensurato, capace di tramutarsi in un attimo nel mostro.
Una personalità contorta, che si eccita solo nel vedere qualcuno soffrire e che non ha mostrato pentimento al momento dell'arresto, avvenuto all'alba mentre era nella sua abitazione, al secondo piano di un palazzo di sei piani in via Locchi.
L'uomo è fortemente indiziato anche per altri nove episodi di violenza su prostitute e il suo profilo genetico, coincide con il Dna rilevato sul luogo dell'omicidio, e con quello trovato in tre casi simili, in particolare dove un'altra lucciola nel marzo 2013 venne ritrovata legata ma viva: era «crocefissa» a una sbarra con lo stesso nastro adesivo bianco e verde che riportava la sigla dell'ospedale di Careggi usato per bloccare Andrea Cristina.
A dare una svolta alle indagini è stata la testimonianza di un agente del 113 (ora in servizio alla mobile), che si è ricordato di un intervento in strada tra il 30 aprile e il 1 maggio 2012, per una lite tra una prostituta e un cliente, scaturita dal rifiuto della donna di sottoporsi un particolare gioco sessuale.
Gli investigatori hanno incrociato i dati anche ascoltando altre lucciole che dal 2006 a oggi avevano presentato denunce per sevizie e aggressioni.
Determinanti, anche le immagini delle telecamere, che hanno permesso agli inquirenti di ricostruire il percorso dell'auto del killer, una Fiat Doblò, dal momento in cui ha preso a bordo la romena fino all'arrivo in via del cimitero di Ugnano, dove lunedì è stato ritrovato il cadavere.
L'auto, parcheggiata nei pressi dell'abitazione di Viti, è stata sequestrata, e in casa è stato trovato il nastro adesivo e parte del bastone con cui ha violentato la ventiseienne, mentre [...]

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