Il neo-fascismo di JP Morgan

Se “fascismo” è, come sostengono i soloni a guardia delle ideologie demo-plutocratiche, il contrario della democrazia, lo stop ad ogni tipo di libertà,  l’accumulo di privilegi autoritari contro il diritto del popolo ad autodeterminarsi, insomma, uno schiaffo ai diritti dell’uomo, scaturiti in mille anni di storia, dall’Habeas Corpus inglese fino alle rivoluzioni del XVII e XVIII secolo, dalla Società delle Nazioni, fino alla Costituzione Italiana del 1946; diteci come può essere definito il documento di 16 pagine stilato recentemente  dai banchieri della seconda banca d’America, JP Morgan, a proposito della crisi che avvolge l’Europa.
Si tratta di un vero e proprio “vademecum” del perfetto autarca, che coinvolge, nella ipotetica personificazione di questo “princeps”, come lo definirebbe Machiavelli, tutte i passi, politici e di politica economica, che egli dovrebbe percorrere, per assicurare il dominio suo e della sua lobby, ai Paesi che stanno, al contrario, affrontando la deriva “populista”.  La cosa singolare è che nessuno, tranne il Financial Times, che ne ha dato un giudizio, tutto sommato, positivo, ne abbia parlato, e in Italia, solo il solito “Fatto Quotidiano” ne abbia riportato il testo.
Il succo è il seguente.
Secondo gli amici di Tony Blair, attualmente consulente di JP Morgan (sic!), la formula è quella, trita e ritrita, dai parolai e dai giornalai che infestano l’UE, ma che poi, nei fatti, attuano o disattendono, per sorreggere le bande di predatori al Governo dei loro Paesi: “deleveraging” delle banche (tradotto, riduzione dei loro debiti, girandoli allo stato e ai cittadini), e quindi alleggerimento del debito sovrano; riduzione dei costi del lavoro, e quindi aumento della sua flessibilità con la libertà di licenziamento; privatizzazioni, deregolamentazioni e liberalizzazioni nei settori trainanti, specie quelli “protetti dallo Stato”; imposizione di un clima di austerità, almeno fino a che le altre ricette non saranno praticate.
Da questo punto di vista la Troika, vale a dire il FMI, di fronte a quei paesi che si sono a lei affidati, ha poi concesso il possibile, come premio (sic!) alle riforme strutturali adottate (Grecia).
Tuttavia è chiaro che i popoli, abituati alla libertà e alla indipendenza sovrana, stanno vivendo un “eccesso di democrazia”, che va assolutamente ridimensionato.
“Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica” afferma JP Morgan, dimenticando di essere [...]

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