Il no al referendum e il "Fronte del No"

A distanza di pochi giorni dal referendum costituzionale del 4 dicembre, può valere la pena interrogarsi sia sul "valore" del no al referendum sia sulle forze che lo sostengono.
Partiamo dal primo aspetto che potremmo trattare incominciando da questa domanda: ha senso oggi votare no? In effetti, peraltro la risposta a tale domanda è legata, senza dubbio, alla questione che sarà trattata di seguito circa il "fronte del no".
A prima vista, votare no al referendum non ha senso.
Perché? Perché dal 1948 a oggi la Costituzione è stata semi terremotata dagli interventi "riformatori" che si sono susseguiti.
E non tutti questi interventi hanno avuto una valenza positiva.
Si pensi, a titolo di esempio, alla riforma del Titolo V del 2001, voluta dal centrosinistra.
O ancora alla riforma dell'art.
81 della Costituzione, voluta dall'allora Governo Monti e che oggi sembra non avere più padri.
Se la Costituzione è stata dunque parzialmente terremotata, che senso ha difenderla? Rispetto a questa domanda, si potrebbe intanto dare una risposta molto immediata.
Ovvero, che ulteriori interventi riformatori, ad esempio proprio sul Titolo V, peraltro fatti male, è meglio risparmiarseli.
Sono passati 15 anni dalla riforma di quel Titolo e, se non tutto, almeno buona parte del contenzioso che si è aperto dopo quell'intervento è stata smaltita.
Quindi, cambiare ora dopo che questa fase è stata, più o meno, superata, è un non sense. Perché, malgrado il fatto che la riforma del Titolo V non sia stata delle più brillanti, cambiare ora significa in buona sostanza perdere gli effetti positivi della fine di questo ciclo di contenzioso, per doversi invece sorbire tutti gli effetti negativi derivanti dall'apertura di un nuovo ciclo di contenzioso dovuto alla riforma.
Ciò posto, vi è però un motivo molto meno immediato che induce a votare no, a prescindere dal fatto che la Costituzione sia stata parzialmente terremotata.
Un esempio può illustrare quanto si sta dicendo.
La riforma abolisce il CNEL.
Certo, se stiamo alla propaganda e, finanche, alla realtà, il CNEL è un classico ente inutile.
Ma attenzione il CNEL non è altro che l'espressione in forma istituzionale del principio di cogestione di cui all'art.
46 della Costituzione.
In questo caso, è di tutta evidenza che l'abolizione del CNEL costituisce, sul piano istituzionale, la certificazione della morte del principio di cogestione in Italia.
Per cui, con la modifica della II parte della Costituzione, si riconosce il fallimento della I parte.
Ma qui bisogna porre mente al fatto [...]

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