Il patto segreto tra Letta e Alfano

Flop delle amministrative? Niente paura, premier e vicepremier tireranno dritto facendo finta di niente.
Ma è il Pd di Letta l'unico malato grave  (Ansa)Qualunque sia il risultato delle elezioni amministrative, il primo dato è un pesante astensionismo, soprattutto a Roma, dove nei giorni scorsi le piazze vuote dei candidati a sindaco avevano lasciato intravedere il possibile tracollo. E c'è chi se ne sta preoccupando a livelli più alti, ossia il premier Enrico Letta e il suo vice Angelino Alfano. Francesco Bei su Repubblica parla di patto tra "la strana coppia" Letta e Alfano, la cui sintesi è: "il governo dovrà andare avanti come se nulla fosse", per portare avanti l'intesa (o l'inciucio, a seconda delle opinioni) e "sterilizzare in anticipo le prevedibili scosse in arrivo, con due partiti - Pd e Pdl - stretti nel sostegno al governo ma costretti a darsele con vigore nella sfida per le città".
Il più preoccupato, naturalmente, è Enrico Letta, perché il flop delle amministrative può generare un effetto "piove, governo ladro" e perché, continua Bei, "sarebbe una guerra di tutti contro tutti" nel Pd, che non potrebbe più posticipare il congresso.
Se, infatti, l'eventuale sconfitta di Gianni Alemanno non produrrà grandi effetti sul centrodestra, quella di Ignazio Marino sì, essendo inoltre il centrosinistra "stretto tra due fuochi - Alfio Marchini e M5S - e il Pd sembra come evaporato".
Senza contare che Berlusconi, mai stato grande fan di Alemanno, si rallegra con i sondaggi sul Pdl.
Come a dire: se il governo non scalda i cuori, la colpa è del Pd.
Difficile dargli torto. Ecco quindi il patto tra Letta e Alfano, impostato alla "conte Zio" del Manzoni.
Tutto un "sopire, troncare...troncare, sopire" molto lettiano, proprio di famiglia.
In molti, però, non ne possono più e hanno disertato le urne producendo l'effetto del "tanto è inutile" che sembra aver interessato anche il Cinquestelle: difficile, infatti, che il movimento abbia continuato a intercettare voti con un'astensione così forte. Il malato grave, però, rimane il Pd, stretto tra un istinto di conservazione finora deleterio e i tentativi degli "eretici" pronti a giocarsi le loro carte, che salgono di valore ad ogni caduta del partito, compresa quella reale di Epifani dal palco. 

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