Il poema della donna di loto

"I suoi seni si drizzavano sotto il corpetto come frutti di bel, pieni della voglia gioiosa di pungere il cuore di un innamorato; portava campanellini legati con una corda d'oro, dai quali, se camminava, si suscitavano oltre trentasei melodie...Ratan'sen si trasse la sposa in grembo, come un cuscino di fiori, ma più morbida ancora; e lei gli lasciò gustare il sapore della propria melagrana, dell'uva e del bel, dedicandosi con tutta l'anima ai giochi dell'amato.
Poi mentre quel cuculo cantava con la sua voce melodiosa, venne la primavera, e il bocciolo si dischiuse, con lo stesso verso di un câtak, invocò l'amato tante volte che la sua lingua si seccò: ma, quando, finalmente, una goccia dall'aspetto di perla discese in quell'ostrica, il suo cuore trovò il piacere e la pace...".Tratto da Il poema della donna di loto, risalente al 1520 circa.
L'autore è Malik Muhammad Jayasi, uno dei grandi maestri sufi indiani.
Quel che si dice letteratura erotica di classe.

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