Il polpo e l’arte dell’interpretazione dei segni

All’inizio, per quanto battesse per ore gli scogli dell’isola armato di pinne, maschera e fiocina, lui di polpi non ne prendeva uno.
Erano invisibili, quei maledetti, a meno di non avere la fortuna di incontrarne uno fuori tana.
Fu il vecchio Saro, che dalle stesse pietre tirava su un polpo a ogni immersione, a svelargli l’arcano: per scovare l’animale in tana non bisogna cercar lui, ma i suoi segni.
Sassi e conchiglie collocati in un modo particolare, ad esempio, o certi pesci sospesi a fissare il nulla davanti a uno scoglio, e altre cose così.
Da allora, concentrandosi solo sui segni, cominciò a stanare le prime prede e in poco tempo diventò un ottimo pescatore.
Migliorò anche la sua conoscenza degli uomini.
Che in fondo, sono come i polpi: perfettamente dissimulati e difficili da stanare.
A meno, ovviamente, di non cercarne i segni.
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