Il post-prandiale della domenica

Quando il termometro registra 30° all'ombra e l'asfalto tremola in lontananza, la cosa più sensata da fare dopo il pranzo è la pennichella per cui ogni infingimento in direzione di una convivialità da protrarsi oltre il caffè aprirebbe a scenari di nonsense.
I miei amici la pensano come me quindi, una volta satolli, meglio congedarsi e chi s'è visto s'è visto.
Le cose vanno diversamente quando c'è Vincenzo il quale, approfittando dell'abbiocco generale, dopo l'ammazzacaffè di cui è unico fruitore si lascia andare a monologhi che sfiancano persino me notoriamente paziente come Giobbe; tanta e tale è la nostra esasperazione che, nel giro di una mezz'ora dall'inizio del panegirico, innalziamo al cielo un coro silente affinché Giove con i suoi strali o un qualsivoglia prodigio fideistico gli paralizzino i muscoli linguali.
Ora, perché invitarlo se è così inviso? Ma perché è vedovo da poco e saperlo solo col gatto ci spezzerebbe il cuore e inoltre, al netto della logorrea, è un uom...

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