Il problema energetico italiano, conseguenza di una serie di “no”

L’Italia per produrre energia consuma tanto gas quanto tutta l’America Latina.
I nostri consumi equivalgono a quelli di Turchia, Romania, Austria e Polonia messi insieme: 59 milioni di abitanti che ne consumano per 138 milioni.
La bolletta energetica italiana costa 30 miliardi di Euro all’anno.
Dell’energia di cui abbiamo bisogno produciamo solo il 12%, per il restante 88% dipendiamo totalmente dall’estero.
Di quest’ultima quota, il 76% viene prodotto grazie all’importazione di gas, petrolio e carbone ed il 12% comprato direttamente dai paesi vicini e prodotto da un equivalente di 8 centrali nucleari.
Risultato: in Italia l’energia prodotta costa il 60% in più della media europea.
Una serie di “no”, senza valide e strutturali alternative, sono la causa – continua a denunciare la trasmissione – del grosso problema energetico che attanaglia il nostro paese.
Dopo la crisi del 1972-73 l’Italia aveva scelto di adottare il nucleare, forte della tradizione scientifica d’eccellenza rappresentata da studiosi come Amaldi.
Il referendum antinucleare del 1987, promosso dagli ecologisti ma appoggiato praticamente da tutta la classe politica, dalla destra di Almirante, ai socialisti di Craxi, ai comunisti di Natta, decretò con percentuali bulgare il no all’energia prodotta dall’atomo.
Conseguenze: chiusa la centrale di Caorso, la centrale di Montalto di Castro, costata 6000 miliardi di Lire, mai aperta e riconvertita al termoelettrico.
L’abbandono del nucleare è costato all’Italia ben 20 miliardi di Euro.
Anche l’eolico trova problemi.
Mentre in Spagna sono in funzione 15000 torri, l’Italia ne conta appena 2700, nate tra iter burocratici lunghi e farraginosi che continuano ad ostacolarne l’ulteriore sviluppo.
Non meno problematica è la costruzione dei termovalorizzatori (il problema dei rifiuti in Campania ne è fresca testimonianza), nonostante il termovalorizzatore di Brescia, sebbene molti giudizi contrastanti, sembra sia il migliore al mondo e produce riscaldamento per interi quartieri.
Poca fortuna anche per il solare termodinamico.
Il progetto Archimede, ideato dal Nobel italiano Rubbia, è rimasto sospeso per un anno e mezzo perché lo scienziato nel 2005 lascia l’ENEA per giudizi di incapacità a lui rivolti e si trasferisce in Spagna.
Nel febbraio del 2007 Rubbia torna finalmente in Italia e inaugura a Priolo, in Sicilia, il primo impianto solare termodinamico.
 

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