Il quartiere dei bovi

Non so in quanti siano al corrente che probabilmenteil quartiere della Bovisa prende il nome dai buoi.
Il lato materno della mia famiglia é originario proprio di questa zona di Milano: mio nonno aveva una trattoria in Piazzale Lugano, e oltre la circonvallazione c'erano solo campi e - un poco oltre - i boschi con i lupi.
Davvero.
Io ho attraversato due province lombarde prima di tornare a Milano circa quindici anni fa, e non potevo che andare ad abitare proprio alla Bovisa, che ora é un quartiere riqualificato.
Si dice cosí quando una zona subisce una di quelle metamorfosi che la rendono completamente diversa da ció che era prima, con la presunzione che oltre a diversa sia anche migliore.
I buoi sono spariti da generazioni, naturalmente.
Nel frattempo la Bovisa é diventata un quartiere industriale e ancora oggi alcune aree dismesse, come in genere si definiscono, testimoniano di un passato non proprio remoto di sfruttamento e abbandono.
John Foot é un docente di Storia moderna italiana a Cambridge che da 15 anni vive alla Bovisa.
Quando e arrivato c'erano ancora qualche fabbrica e dei residui del quartiere operaio che la Bovisa é stata fino agli anni '80.
"Adesso é un misto di studenti del Politecnico, creativi e designer che stanno nelle ex fabbriche, loft, artisti che gravitano interno alla nuova Triennale.
E stranieri.
Con una buona integrazione, anche se ora sono arrivate baracche e campi nomadi".
Infatti alcune aree dismesse non bonificate a causa degli alti costi che questa operazione comporta, sono state occupate da rom provenienti da altre aree abbandonate di Milano sottoposte a sgomberi.
É il caso dell'area limitrofa a via Bovisasca, dove vivono circa 700 rom romeni.
La metafora di Milano che Foot ricava dagli interventi messi in atto alla Bovisa é "quella dell'enorme delusione dal punto di vista urbanistico.
La fine della grande industria dave un'opportunitá di ridisegnare la cittá non solo dal punto di vista economico, ma anche degli alloggi, della destinazione degli spazi.
Si é lavorato a lotti, a pezzi.
Il risultato é una cittá disordinata, caotica, inquinata, dove ci sono pezzettini meravigliosi accanto a pezzettini orrendi.
E questo se vogliamo é a sua volta un'altra metafora del fatto che é venuto meno un substrato che unificava, un tessuto connettivo, un'idea comune.
Insomma, la societá".
Quando sono arrivata alla Bovisa pensavo che altrettamento rapidamente me ne sarei andata.
Poi ho comprato casa e adesso la prospettiva di lasciare questo posto é sempre piu remota, anche se la [...]

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