Il risparmio dei ricchi e quello dei poveri...

Che fine faranno i risparmi degli italiani? Ricordo, avevo circa sette o otto anni, e correva l’anno di grazia 1954-55, che mio padre portava a casa una bella cassettina di ferro col manico, dono dell’allora Cassa di Risparmio (allora nella mia città le banche erano 6, la Cassa, la Comit, il Credito Italiano, il Banco di Roma, la BNL e la Banca delle Comunicazioni; Banco di Sicilia e Banco di Napoli arrivarono dopo: oggi ne resta una sola, diventata francese, ed è la BNL, le altre sono scomparse!), perché i bambini la usassero per i loro risparmi, che consistevano nelle dieci lire o, massimo 50 lire che arrivavano alle feste.
Era un modo come un altro per insegnare cosa fosse il “risparmio”.
Ma la mamma, che era un angelo, di soppiatto, teneva un altro “salvadanaio”, di coccio, in cui metteva gli spiccioli di resto della spesa, e che amava rompere, alla fine dell’anno, per comprarmi dei doni o dei capi di vestiario.
Non dimenticherò mai l’emozione del momento in cui avveniva l’apertura di questi “forzieri”, dopo averli sbattuti ben bene, a caccia di consolazioni e di speranze...
I poveri, come eravamo noi (anche se non ci mancava niente), vivevano di questo o poco più: i bambini ricchi, che non avevano certo gli stessi problemi, non hanno mai saputo veramente cosa fosse il risparmio, perché chi lo gestiva era il capo-famiglia, e ai bambini poco doveva importare mettere da parte delle monete.
Nelle loro case erano le banconote (gigantesche!) che venivano usate, e ai ragazzi se ne vietava perfino la conoscenza.
Il tempo passa: adesso i ricchi che sono diventati “straricchi”, derubando lo Stato e le istituzioni, rivitalizzati da Governi e organizzazioni malavitosi, e macinano carte da 500 €, quelle che sono scomparse dalla circolazione, perchè finiscono nei conti correnti esteri dei paradisi fiscali.
I poveri, invece, non hanno neppure la consolazione e la speranza di “risparmiare”, perché è stato strappato loro lo stesso diritto di vivere con un minimo di dignità, e il loro problema è diventato il cibo, che non è più quello buono, la casa, che, se va bene, è abusiva, il lavoro di papà, che non c’è; qualche volta la pensione del nonno, se si è nipoti fortunati, serve a campare! Questo sarebbe quello che i grandi soloni della sinistra dipingono come “progresso”, e i grandi profeti del cattolicesimo adoperano per “garantire” che chi ha fame e non ha un tetto sulla testa, sarà premiato nell’altra vita! E’ chiaro che la povertà, come la ricchezza, hanno varie [...]

Leggi tutto l'articolo