Il segretario contro l'ex premier, e viceversa. La guerra di scacchi all’ultimo sangue per prendersi il Pd. All’ombra della crisi

Tra Renzi e Zingaretti ne resterà solo uno.
Si osservano, si spiano, non fidandosi, e allora ognuno suggerisce ai giornalisti come interpretare le mosse dell’altro, che è sempre un modo per coprire le proprie.
Dunque Nicola Zingaretti parla senza difficoltà alcuna della scissione vera o presunta che Matteo Renzi avrebbe in animo da qui a qualche mese, una volta partito, chissà, questo governo con i grillini, cioè la mostruosità – in senso latino: monstrum, “cosa che oltrepassa i limiti della normalità”.
Mentre Renzi, che è il padrone dei gruppi parlamentari, lascia intendere che Zingaretti voglia sabotare ogni cosa, “perché gli preme assumere lui il controllo dei gruppi dopo le elezioni”.
Quindi ne osserva i più millimetrici spostamenti, soppesa le virgole dell’altro, e con una rapidità sorprendente – zac! – appena qualcosa non gli torna, ecco che scatena la denuncia pubblica: “Se qualcuno nel Pd pensa di far saltare il banco di un possibile governo se ne assumerà la responsabilità di...

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