Il sessantesimo della Nakba

15 maggio  Arriva il giorno tanto atteso.
A Ramallah ci sara' la manifestazione di massa principale per la commemorazione del sessantesimo anniversario della Nakba, parola araba che sta per "catastrofe", ovvero la proclamazione di costituzione dello stato ebraico e la distruzione e dispersione del popolo popolo palestinese in tutto il mondo.
In pochi mesi, tra 700 000 e 900 000 palestinesi divennero rifugiati, furono in gran parte cacciati dalle loro case per il diretto o indiretto intervento dell'esercito israeliano.
E' una giornata di lutto per milioni di palestinesi in tutto il mondo, specialmente i rifugiati, che ancora non hanno realizzato il sogno (che e' un diritto sancito dalle convenzioni internazionali e dalla risoluzione n° 194 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1948) di tornare alle proprie case in quella terra che ormai si chiama stato di Israele, ed essere risarciti e compensati per le perdite e i danni subiti.
Alcuni rifugiati hanno ricominciato un'altra vita e si sono integrati nelle societa' e nei paesi che li hanno accolti, ma la maggior parte di essi sono ancora confinati nei campi profughi in attesa e in speranza di una soluzione alla loro condizione, attesa e speranza che durano da 60 anni, trasmesse da una generazione all'altra.
E' un giorno di lutto perche' tutte queste persone ricordano la pulizia etnica che l'esercito israeliano, d'accordo con gli alti esponenti politici sionisti, ha perpetrato nei loro confronti dall'aprile del 1948 fino alla prima meta' del 1949.
L'obiettivo sionista era la creazione di uno stato ebraico il piu' possibile "ripulito" di palestinesi.  La tragedia dei rifugiati e' stata a lungo nascosta o rimossa dalle coscienze israeliane fino a quando, negli anni ottanta, un gruppo di storici onesti e coraggiosi (detti "nuovi storici israeliani") ha cominciato a raccontare la verita' sulle tragiche vicende relative alla fondazione dello stato di Israele, ed a sfatare i principali "miti" della storiografia sionista tradizionale (che i palestinesi se ne erano andati, che la Palestina era una terra deserta e inabitata, che gli ebrei hanno combattuto solo per legittima difesa, ecc.).
Mi unisco ai rifugiati del campo profughi di Aida.
Il nostro pullman, prima di arrivare a Ramallah, ha dovuto superare ben tre diversi blocchi stradali.
Poi i colori, i canti, gli striscioni, le bandiere.
Il nero, il nero del lutto era il colore dominante.
Lascio alle immagini dell'album, qui a fianco, la descrizione di questa mattinata di speranza e rassegnazione, di gioia e [...]

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