Il silenzio dell'Occidente

da FACEBOOK IL silenzio dell'Occidente Mentre le agenzie e i quotidiani internazionali si occupano delle conseguenze dell’assalto israeliano alla Mavi Marmara (di cui diremo presto) in Iran continuano le esecuzioni pubbliche.
L’Adnkronos/Aki riprendendo una nota di Iran Human Rights ha appena diffuso la notizia che nelle prossime 24 ore ben 26 persone - già detenute - sono state trasferite in una sezione speciale del carcere di Ghesel Hesar ad Ovest di Teheran che “ospita” «i condannati a morte nelle ore precedenti alla loro esecuzione».
Quello che probabilmente succederà nelle prossime ore purtroppo non rappresenta una novità: le esecuzioni pubbliche a Teheran – e non solo - sono ormai una normalità: il 31 maggio, ad esempio, due uomini condannati per traffico di metamfetamine sono stati impiccati nel carcere di Shirvan, nel Nord Est del Paese.
Qualche settimana fa – il 20 maggio - lo stesso destino era stato riservato ad altri due trafficanti di crack e oppio, impiccati nel carcere di Isfahan, nella regione centrale dell’Iran.
Ma non ci sono solo i trafficanti di droga tra i 70 uomini impiccati dall’inizio dell’anno: oppositori monarchici, curdi, sunniti e presunti terroristi sono stati in questi mesi uccisi pubblicamente ed i loro corpi esposti alla vista di uomini, donne, bambini.
Poco meno di un mese fa - il 9 maggio - nel carcere di Evin cinque detenuti politici - quattro dei quali curdi, tra cui una giovane donna, Sirin Elem Hulu, Ferzad Kemanger, Eli Heyderiyan, Ferhad Wekili, Mehdi Eslamian – sono stati impiccati.
Quella delle donne in Iran è davvero una situazione drammatica perché non si contano le lapidazioni che continuano ad essere eseguite nella loro insana crudeltà.
Ma vengono giustiziati anche minorenni, dato che tutti i cittadini sono punibili con la massima pena dopo il raggiungimento dell’età legale, pari a 15 anni per i maschi e a solo 9 (o 11) anni per le ragazze.
Non solo le esecuzioni pubbliche rivelano la tragica situazione interna del Paese di Ahmadinejad: sono innumerevoli le torture, le esecuzioni sommarie, gli abusi sessuali nei confronti di prigionieri politici e delle donne, che vengono arrestate arbitrariamente e lapidate.
Anche alcuni religiosi riformatori che non aderiscono al regime integralista sono stati recentemente aggrediti.
Su tutti possiamo ricordare il caso dell'ayatollah Sanei, un riformatore che sostiene la parità tra uomini e donne: sono stati presi a sassate i vetri della sua casa per intimidirlo, picchiati i tanti giovani che hanno partecipato [...]

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