Il tarassaco

Un lieve sussurro di foglie scarmigliate dalla brezza accompagna il lucore dell’alba.
Luce sottile come velo di sposa che, stendendosi sulla volta celeste, attenua il silente palpitare delle stelle.
Fronteggiandosi, la luce e le tenebre s’incontrano sciogliendosi in un abbraccio.
Istanti d’assoluto equilibrio: non più notte, non ancora giorno.
Dosando sapientemente la propria esuberanza, il giorno espande delicatamente il proprio chiarore, mentre la Luna arrossisce nell’imbarazzo d’essere stata sorpresa nell’errare notturno.
Un vento mite, spirando da terre esotiche, desta la natura ancora assopita, mentre il cuculo chiama a corte gli altri uccelli ad intonare l’inno alla rinascita del re Sole.
Perle di rugiada vibrano sull’erba increspata dal vento.
Ergendosi dal suolo, un tarassaco ondeggia sinuoso cullato dalla brezza.
Maestoso, il soffione ostenta i propri frutti piumati: scrigni di vita quiescente pronti ad essere rapiti dal vento adulatore che, sussurrando, promette loro libertà, terre fertili, acqua, vita.
Ed è proprio una folata decisa a strappare dei semi che, impacciati come uno scricciolo nel lasciare il nido, scorrono via gettandosi nelle braccia di Eolo che, solerte, li solleva verso il cielo in un volo leggiadro.
Minuscoli aquiloni che, sostenuti dal piumoso pappo, mulinano nell’aria rincorrendosi e scontrandosi, come bambini che giocano finalmente liberi.
Ambasciatori di vita nei quattro angoli della Terra, planano leggeri fluttuando nell’impercettibile polline del grano.  Sparpagliandosi poi, uno dopo l’altro, ogni seme s’abbandona ad un filo d'aria affidando il proprio destino ai capricci di un vento ramingo.
Lungo è il volo che conduce uno dei semi ai margini di una città, dove alte torri vomitano nel cielo fumi che, alla rosea luce dell’alba, paiono solidificarsi.
Fluttua l’inerme seme nell’aria non più profumata di polline, ma pregna di grigio pulviscolo; non più campi di grano a tracciarne la rotta, ma rossa terra battuta che, estirpata d’ogni forma di vita, ne agogna l’arrivo.
Terra non più destinata a nutrire nuova vegetazione, mai più verde sarà il suo manto, ma grigio il tappeto che, ricoprendola, sarà il parcheggio dell’ennesimo centro commerciale.
Il seme, ignaro, si posa sul duro terreno assopendosi nella paziente attesa del risveglio.
Inutilmente l’inconsapevole vento autunnale porterà foglie secche come soffice trapunta.
Non sarà la candida neve a proteggerne il sonno dal gelo, ma un grigio strato d’asfalto ne sarà il sudario.
Il tempo si [...]

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