Il tecno-lutto

Basta che accada una sola volta e se ne avrá memoria per anni.
Si possono perdere pochi file o anni di lavoro ma il dolore é lo stesso: la sottrazione del proprio PC, con tutto quello che contiene, configura un autentico lutto.
Il Corriere della Sera del 30 settembre riportava i casi celebri di Francis Ford Coppola, Roberto Andreoni (compositore) e Rodrigo Dias (titolare di una storica libreria di Roma), tutti accomunati dall'aver subito il furto del proprio computer.
Una perdita inestimabile, che nessun backup o duplicazione su supporti esterni ha potuto attenuare nella conseguenze: tutti avevano una copia del loro lavoro ma é andata persa, non era completa o é stata sottratta insieme all'originale perché conservata nella stessa valigetta.
Franco Ferrarotti (sociologo) descrive questo tipo di lutto come "gravissimo, difficile da elaborare soprattutto se come nel caso di Coppola va perso un lavoro creativo, perché é la perdita della sostanza della persona che si é espressa in quel lavoro.
Puó causare grande sofferenza della persona che si é espressa in quel lavoro.
Puó causare grande sofferenza e frustrazione, e coincidere con periodi di relativa sterilitá artistica.
Oggi siamo esposti all'ambivalenza di queste tecnologie, che da un lato ci aiutano a creare una memoria ma poi ci espongono al grave rischio di perderla".
Non c'é bisogno di essere Coppola per cadere nella disperazione; basta - per fare un esempio - vedersi sottrarre il PC che contiene la propria tesi di laurea per sperimentare la perdita di un lavoro nel quale si é investito tempo, fatica e prospettive per il futuro.

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