Il tributo dell'Europa I doveri, specie quelli fiscali, sono il marchio distintivo di una comunità solidale. E’ questa la prossima sfida

Circa 170 anni fa, Marx ed Engels osservavano – con espressione divenuta ormai celebre – che “uno spettro si aggira per l’Europa”. Oggi, sepolto il comunismo e le ideologie sue antagoniste, vi è un altro fantasma che pare inafferrabile e turba i sogni di molti governanti del vecchio continente (e non solo). Quello delle multinazionali digitali, che, grazie alle libertà fondamentali garantite dal diritto dell’Unione e all’assenza di armonizzazione fiscale in materia di imposte dirette, riescono a produrre utili elevatissimi con imposte del tutto inadeguate.
Così accade che Apple abbia potuto applicare ai propri redditi globali un’aliquota dello 0,005 per cento, risparmiando così 13 miliardi di euro – l’equivalente dell’ultima manovra finanziaria italiana – senza violare alcuna norma, grazie ad accordi con l’amministrazione fiscale irlandese capaci di modificare, per una singola impresa, il regime fiscale ordinario. E accade che Google, sempre attraverso l’Irlanda ma aggiungendovi un ...

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