Il volto pubblico della teologia

di Peter Henrici, L’OSSERVATORE ROMANO 4.3.11 Da Aristotele a Hegel la storia del pensiero si intreccia con la riflessione sulla fede  Pubblichiamo ampi stralci della prolusione che il vescovo titolare di Ossero ha tenuto il 2 marzo a Padova in occasione del Dies academicus della Facoltà Teologica del Triveneto.  La fede cristiana presenta almeno due volti diversi, uno privato e uno pubblico, un po’ come una montagna, i cui versanti possono essere di aspetto sensibilmente diverso, benché si tratti sempre della stessa montagna.
Così la teologia può presentare un volto pubblico abbastanza diverso dalla fede vissuta, pur rappresentandola fedelmente tanto a chi non crede che a chi crede.
Già nel suo primo apparire, il termine «teologia» aveva una connotazione pubblica.
Platone, nella Repubblica (II, 379a), parla di «teologia» nel contesto della rilevanza politica di un discorso sul divino.
Ma non ogni discorso sul divino, anche pubblico, è già teologia nel senso cristiano.
Anche l’annuncio, il kèrigma, si indirizza a chi non crede, e la testimonianza di vita e di morte dei credenti, nel caso estremo il martirio, è un discorso pubblico, spesso senza parole, sulla loro fede in Dio.
Perciò per definire la teologia cristiana bisogna riferirsi anche al significato che questo termine prese in Aristotele, nel senso di un discorso filosofico-razionale sul divino.
Per Aristotele tutta quella parte della filosofia che verte sul Divino (sull’Assoluto, direbbe Hegel) si chiama «teologia».In questo senso si parla ancor oggi di «teologia filosofica» (o meno correttamente di «teologia naturale»).
Ma nemmeno questa è la teologia di cui qui si tratta.
La teologia cristiana è sì un discorso su Dio per mezzo della ragione, che può e deve talvolta usare strumenti anche filosofici.
Questo distingue la teologia di tanti discorsi intraecclesiali, dalla catechesi, dall’omelia, e persino da buona parte degli insegnamenti del Magistero.
Per definire correttamente la teologia cristiana, distinguendola dalla teologia filosofica, bisogna dunque aggiungere che è sì un discorso razionale, talvolta anche filosofico, su Dio, ma che si riferisce in primo luogo all’operare di Dio nella storia, a «eventi» salvifici, una Heilsgeschichte che Dio ha operato e continua a operare tanto con un popolo che con tutta l’umanità, ma anche con le singole persone.
Sin dal primo medioevo si erano formate scuole di teologia, dapprima nei monasteri, poi anche accanto alle cattedrali.
A mano a mano che nascevano poi le università [...]

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