Il welfare state inesistente in Italia,leggere attentamente l'esperienza d'una ex lavoratrice anziana

L'ex impiegata rovista nei cassonetti: «Ora faccio la spesa tra questi bidoni della spazzatura» LODOVICO POLETTO TORINO Mangiar con niente, sfidando la vergogna e il senso del ribrezzo.
«Io la spesa la faccio qui.
Beh, sì, forse parlare di spesa è inopportuno, o quantomeno errato.
Ma il mio supermercato è questo.
O quel gruppo di bidoni che ci sono laggiù.
Sì, ha capito benissimo, quelli che vede oltre la piazza, proprio dall’altra parte».
Se si potesse scrivere il nome di questa donna dai capelli candidi e dalle mani magre e affilate forse tutto sarebbe ancora più chiaro.
E si comprenderebbe perché, anche per chi un tempo ha conosciuto gli agi e un dignitoso benessere, in questi anni di difficoltà e crisi cammina verso una vita costruita sugli scarti di chi ha tutto.
Ma il nome di questa donna-nonna di 76 anni non si può mettere per rispetto e per pudore.
«Perché sa, io mica lo dico in giro che vengo qui - insiste con le stesse parole in apparenza sbagliate - fare la spesa.
Se lo sapessero sa che figura ci farei, sa cosa direbbero di me i vicini e i parenti».
Ed eccolo qui il supermercato della nonna dai capelli bianchissimi: un’infilata di cassonetti dell’immondizia, proprio accanto al «mercato dei contadini», a Porta Palazzo.
Lei va lì, dice a «fare la spesa» ogni giorno che Dio manda in terra.
Lo fa quando quelli del mercato della frutta e della verdura hanno appena finito di smontare i banchi.
Quando i furgoni stanno ancora facendo manovra per lasciare i parcheggi, ma la clientela - quella vera - ormai se n’è andata.
Lei, la nonna dai capelli bianchissimi arriva trascinandosi il trolley in plastica.
Non guarda in faccia nessuno e va spedita perso il suo «supermercato».
Solleva il coperchio del primo cassonetto e infila le mani tra carciofi ammuffiti e frutta ridotta in poltiglia, tra pezzi di carta e rifiuti di ogni tipo, a caccia di qualcosa che le salvi la cena.
La puzza di marcio, lo schifo, la vergogna di questo passo verso il baratro della povertà: tutto passa in secondo piano di fronte alla necessità di mangiare.
«Stasera mi faccio un minestrone» sentenzia, con il malcelato orgoglio di chi ha scovato un tesoro.
«Cos’ho trovato? Beh, guardi qui, non è niente male per essere in questo periodo.
Sa, siamo in estate e la verdura si conserva di meno» racconta.
E dalla sporta di nylon bianco, dove infila tutto ciò che ha un’apparenza commestibile, appare un cavolfiore grosso un pugno.
E accanto c’è un sedano con le punte marce.
«E per secondo sa che cosa mi faccio? Una [...]

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